Aggiornato al 02/02/2026 - 18:51
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Corruzione

Siracusa, L’inchiesta sugli appalti della sanità. Il Riesame: no all’arresto del manager Caltagirone

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E’ stato respinto il ricorso contro Caltagirone. Due misure per traffico di influenze a Mazzola e Aiello

“No all’arresto”. E’ quanto emerge dalla decisione del Tribunale del Riesame di Palermo che stamattina ha respinto il ricorso della Procura contro il manager dell’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa Alessandro Caltagirone. Il provvedimento riguarda l’inchiesta sull’appalto milionario per i servizi di portierato e ausiliarato dell’Asp siracusana, vinto dalla Dussmann, che vede coinvolto tra gli altri l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro.

I giudici del Riesame hanno accolto parzialmente gli appelli della Procura, disponendo due nuove ordinanze di custodia cautelare per traffico di influenze nei confronti dell’imprenditore di Belmonte Mezzagno, Sergio Mazzola, e dell’intermediario Ferdinando Aiello, ex consigliere regionale ed ex parlamentare calabrese del Pd. Nei loro confronti l’ipotesi di corruzione in traffico di influenze. A Mazzola è stato imposto il divieto di esercitare impresa per un anno, ad Aiello l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inevitabile ricorso della difesa in Cassazione blocca l’esecutività della misura fino alla pronuncia dei supremi giudici.

Riguardo alla figura di Alessandro Caltagirone, che si è autosospeso dall’incarico all’epoca de fatti, non andrà agli arresti domiciliari come richiesto dalla Procura. Il manager era accusato di essersi fatto corrompere per favorire l’aggiudicazione della gara alla Dussman.

Sono stati respinti i ricorsi della procura di Palermo anche su Mauro Marchese e Marco Dammone, ex legale rappresentante ed ex funzionario commerciale della Dussmann, di Paolo Bordonaro, direttore dell’ospedale Umberto I di Siracusa, Giuseppa Di Mauro, dirigente amministrativo dell’Asp di Siracusa e Paolo Emilio Russo, dirigente amministrativo dell’ospedale Avola-Noto.

Il filone dell’indagine coinvolge anche il deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano, l’unico per cui la Procura non ha presentato appello alla decisione del Gip di respingere la richiesta di arresti domiciliari. Il nome di Romano entrava in ballo nella vicenda dell’appalto milionario per il servizio di portierato e ausiliarato vinto dalla Dussmann e bandito dall’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa.

Secondo i pubblici ministeri, i rappresentanti di Dussmann si sarebbero rivolti a Cuffaro affinché esercitasse pressioni su Caltagirone e spingesse per la vittoria dell’impresa nell’appalto. In cambio l’ex presidente, ai domiciliari per la corruzione nell’ambito di un concorso all’ospedale Villa Sofia di Palermo, avrebbe ottenuto un aumento delle ore di contratto per due dipendenti da lui segnalati, la promessa di futuri posti di lavoro utili per le relazioni elettorali e un subappalto per l’impresa di Mazzola, uomo legato a Romano. Subappalto che non si concretizzò.

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