Il dramma di Gianfranco, affetto da una patologia autoimmune, isolato durante un’interruzione elettrica. “Il loro intervento ha fatto la differenza: un esempio di umanità”
Un’interruzione di energia elettrica programmata, lo spegnimento improvviso di quel dispositivo medico indispensabile per la sopravvivenza, il panico di trovarsi completamente soli. Poteva trasformarsi in tragedia la disavventura vissuta nei giorni scorsi a Siracusa da Gianfranco Panzarella, ma per fortuna si è conclusa con un lieto fine e con un profondo messaggio di gratitudine.
A salvare Gianfranco è stato il tempestivo intervento dei soccorritori e, in particolar modo, dei Vigili del Fuoco, che sono riusciti a ripristinare in emergenza l’alimentazione del macchinario elettromedicale.
A causa di una grave patologia autoimmune, Gianfranco vive attaccato a uno strumento che richiede costante alimentazione elettrica. Quando la corrente è saltata e l’acqua è venuta a mancare, la situazione è precipitata rapidamente. Trovandosi solo e in oggettiva difficoltà fisica, l’uomo ha allertato i numeri di emergenza.
La macchina dei soccorsi si è mossa con precisione: la risposta è stata rapida e ben coordinata tra forze dell’ordine, servizio sanitario e Vigili del Fuoco. Sono stati proprio questi ultimi a intervenire fisicamente, mettendo in sicurezza la persona e garantendo la continuità vitale del dispositivo.
Passata la paura, Gianfranco ha deciso di affidare i suoi pensieri a una lettera aperta. Non vuole che l’episodio resti una vicenda privata, ma desidera trasformarlo nella testimonianza di un “esempio concreto di umanità e di efficienza dei servizi di emergenza”.
L’emergenza elettrica, infatti, ha fatto emergere la fragilità estrema di un uomo la cui vita, negli ultimi mesi, è stata travolta da una serie inarrestabile di dolori e difficoltà. Nella sua lettera, Gianfranco racconta un percorso a ostacoli gravosissimo:
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I lutti e le malattie: La recente perdita della madre e le gravissime condizioni di salute del padre, colpito da ischemie e afflitto da importanti difficoltà motorie e di linguaggio.
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La solitudine: Il supporto di una sorella che, pur essendo vicina affettivamente, è frenata dagli impegni lavorativi e dalla distanza, non potendo garantire una presenza costante.
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L’incubo giudiziario: Il coinvolgimento in un procedimento legato al “Codice Rosso”, dal quale l’uomo è stato completamente assolto, ma che ha lasciato macerie dietro di sé.
“Nel frattempo la mia vita è andata a rotoli – confessa Gianfranco nella missiva –: ho perso la mia casa, la mia famiglia, il rapporto quotidiano con mio figlio, il lavoro, con un grave peggioramento della mia situazione economica e del mio stato di salute, già compromesso dalla patologia. Quando mi sono ritrovato solo e con un’urgenza del genere, è emersa tutta la fragilità di chi affronta condizioni come la mia”.
Oggi Gianfranco, che si autodefinisce un “invisibile”, tira un sospiro di sollievo. Il suo è un ringraziamento accorato alla straordinaria prontezza, professionalità e sensibilità dei pompieri, ma anche un invito alla riflessione per le istituzioni e la società civile.
“Accanto alla gratitudine per chi interviene nelle emergenze, credo sia necessario prestare maggiore attenzione alle situazioni di fragilità che restano invisibili fino a quando non diventano critiche. Ci sono strumenti di tutela fondamentali per le persone. Il Codice Rosso è uno di questi, ma occorre usarlo con estrema attenzione. Il mio è un ringraziamento, ma anche un modo per dar voce a una realtà che merita maggiore attenzione”.






