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Analisi del voto in provincia di Siracusa, Zappulla(SI): “Il campo progressista vincente se unito, centrodestra battibile”

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Sebastiano Zappulla, coordinatore provinciale di Sinistra Italiana

È consuetudine per le forze politiche esprimersi sull’esito del voto, analizzarne i dati, valutarne l’impatto politico.

In questo esercizio molto spesso accade che nessuno dei partiti si dichiari sconfitto; è prassi, infatti, che gli stessi esaltino gli aspetti positivi e minimizzino quelli negativi.

Noi, nel valutare quanto accaduto, prima di esprimerci sul voto in sé vorremmo partire da alcuni elementi che ci sembrano importanti, più del dato elettorale.

Primo elemento: il progressivo calo di affluenza alle urne. Ha votato il 56.66% degli aventi diritto, un numero di elettori inferiore rispetto alle scorse amministrative, quando si votava in un solo giorno. La metà degli elettori non va più a votare, rinuncia persino a scegliere gli amministratori del proprio comune; questo è un dato allarmante, segno di una democrazia poco partecipata e di un distacco ancora maggiore e sempre più profondo tra la politica e la cittadinanza, su cui bisognerebbe riflettere, tutti insieme, urgentemente.

Secondo elemento: il ricorso continuo e sempre più massiccio all’utilizzo di soggettività civiche e non partitiche. Scorrendo l’elenco delle liste in competizione, anche nei grandi centri, notiamo come i partiti tradizionali, ma anche quelli di recente formazione, preferiscano presentarsi agli elettorali sotto indistinti simboli civici rinunciando così ad una marcata connotazione politica; il nome della città, accompagnato da sigle “Per”, “Insieme”, “Patto”, “Alleanza” o addirittura con il nome del candidato Sindaco come unico elemento distintivo sono ormai la prassi e non la eccezione. Questo modus operandi è trasversale, danneggia l’appartenenza, sbiadisce le differenze, rendendo povera l’offerta politica.

Terzo elemento: la disarticolazione delle coalizioni, escludendo alcune interessanti eccezioni, per fare largo a miscugli di forze alternative tra di loro. Questo ultimo elemento attiene alle scelte dei partiti, alla ambiguità di una parte della classe dirigente, alla tendenza tutta siciliana di ritenere i momenti elettorali locali diversi da quelli regionali e nazionali, permettendosi nei primi di formare e di ritrovarsi in alleanze innaturali e occasionali.

Una valutazione su questi elementi andrebbe fatta, per capire, analizzare e saper interpretare quanto sta avvenendo politicamente intorno a noi. Leggere il tempo politico in cui viviamo, per immaginare uno sbocco diverso, per una democrazia compiuta, rappresentativa, partecipata.

Fatta questa premessa sul piano generale ci soffermiamo adesso su quanto accaduto nel primo turno delle elezioni amministrative in provincia di Siracusa.

La riconferma di Michelangelo Giansiracusa a sindaco di Ferla è stata tanto annunciata quanto meritata. Come Sinistra Italiana non possiamo non riconoscere a Giansiracusa il merito di aver governato bene la sua città, con lungimiranza, rappresentando un esempio virtuoso di buona amministrazione non solo nella provincia di Siracusa ma anche a livello regionale e nazionale. Significativa l’affluenza alle urne, la più alta in Sicilia: più del 75% dei ferlesi si è recato alle urne, un forte attestato di stima dei cittadini verso il sindaco uscente rieletto.

Nella zona sud della provincia notiamo un avanzamento delle forze di centro destra e un indebolimento, seppur non generalizzato, di quelle del campo progressista allargato ai cinque stelle.

Due sindaci riconducibili all’area di centrodestra sono risultati eletti al primo turno: Carmela Petralito a Pachino e Corrado Figura a Noto. Altri due: Tino Di Rosolini e Giovanni Spadola, vanno al ballottaggio a Rosolini. Le forze del campo progressista, i cinque stelle e il civismo riconducibile al centro sinistra perdono terreno, si attestano sostanzialmente intorno al 30% dei consensi, appaiano come campo disarticolato, povero di una nuova classe dirigente e che necessita di un rilancio politico e programmatico quanto mai urgente. La componente di sinistra di questo campo, infine, è marginalizzata sia sul piano numerico che politico, stenta ad emergere, e deve fare i conti con un indebolimento anche organizzativo.

Nella zona nord della provincia, dove si è votato a Sortino e a Lentini, le forze progressiste segnano un cambio di marcia rispetto al recente passato a testimonianza di una ritrovata vitalità. A Lentini sostengono la candidatura di Lo Faro, classificatosi secondo al primo turno, che sfiderà il sindaco uscente al ballottaggio. A Sortino il movimento Sortino Spazio Comune, la casa delle forze progressiste sortinesi, ha rappresentato la sorpresa delle elezioni, attestandosi come seconda lista ed eleggendo ben tre consiglieri comunali della futura opposizione del sindaco uscente e rieletto Vincenzo Parlato. Qui Sinistra Italiana si è ritrovata insieme alle altre forze del campo progressista, e ritiene l’esperimento sortinese esportabile a livello provinciale e regionale.

In definitiva noi riteniamo significativi due dati emersi da questo appuntamento elettorale: il campo progressista può essere vincente se costruisce da subito un programma e una colazione larga, plurale e chiaramente alternativa al centro destra, unito ad un profondo rinnovamento della classe dirigente e all’apertura a forme nuove di partecipazione politica; il centro destra è battibile, ma se lo si combatte sul terreno delle scelte politiche, programmatiche e di visione del futuro e non con alchimie e giochi di palazzo.

È il tempo della buona politica, di riprendere in mano i valori della solidarietà, dell’antifascismo e della giustizia sociale, di tornare a guardare al futuro con gli occhi di chi se lo deve costruire e non con quelli di chi il futuro lo sta vivendo adesso.

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