daniele galea siracusaoress

L’esilio artistico di Daniele Galea, star del teatro e della tv Russa

condividi news

Siracusano, 53 enne, Daniele Galea è un attore di cinema e teatro. Anni fa prende una decisione alquanto insolita: continuare la sua carriera in Russia.

Dopo il diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma (all’epoca diretto da Lina Wertmuller) decide di continuare gli studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica G.I.T.I.S. nel cuore di Mosca, un’istituzione d’eccellenza in Russia che ancora oggi continua a sfornare grandi talenti per il cinema e il teatro.

Da 27 anni ormai vivi e lavori stabilmente a Mosca ed hai scelto di vivere in un modesto appartamento alla periferia della capitale russa. Perché?

“Mi piace stare tra la gente e soprattutto tra la gente semplice. Lavoratori, operai, gente normale con i soliti problemi del quotidiano. Osservando le persone semplici si possono intuire molte cose della cultura e della mentalità di ogni paese. Ovviamente la mia è un’attenzione prettamente professionale grazie alla quale traggo spunto per i miei personaggi”.

Mi piace stare tra la gente, soprattutto la gente semplice. Osservando le persone semplici si intuiscono molte cose

daniele galea siracusapress
Le tue scelte sono sempre state coraggiose, e spesso controcorrente. Perche’ un italiano, addirittura siciliano, sceglie come meta professionale la Russia?

È una storia lunga e in realtà non ha nulla di coraggioso ed estremo come apparentemente potrebbe sembrare. Per indole ho sempre bisogno di emozionarmi per dare il massimo. Non sono un tipo che si accomoda sugli allori. Un artista, secondo me non può e non deve mai accontentarsi, al contrario ha il dovere di misurarsi con nuove realtà e difficoltà per migliorarsi e dare sempre di più. Credo sia questa la ragione della mia scelta improvvisa: cambiare paese per continuare a sorprendermi, imparare, migliorarmi. Così quando una casting-director, degli studi Mosfilm mi chiamò per un provino, non ci pensai due volte, feci il biglietto, riempii la valigia con poche cose e tanti sogni e partii.

Per un italiano immagino dev’essere stato difficile l’impatto con una mentalità del tutto diversa. Quali difficoltà hai dovuto affrontare al tuo arrivo in Russia nel ‘93?

Effettivamente la Russia di 30 anni fa era un altro mondo per chi, come me, arrivava dall’occidente “capitalista” e “consumista”. Più che un impatto fu una “collisione”. Ma probabilmente fu proprio quella brusca scossa a scatenare dentro di me una serie di emozioni talmente forti e uniche da farmi decidere di restare. Il contrasto, quell’improvviso ritorno senza scampo ad un epoca che non avevo avuto la possibilità di vivere in Italia, fatta si di ristrettezze e difficoltà quotidiane, ma anche e soprattutto di semplicità nei rapporti, di anima vibrante e profonda, di spiritualità. E così il periodo dell’accademia d’arte drammatica a Mosca è stato qualcosa che ho vissuto a metà tra il corso di sopravvivenza e un tuffo bellissimo nella poesia. Le difficoltà erano tutte filtrate da questa stupenda atmosfera romantica e quindi passavano quasi in secondo piano ed erano quasi sempre sopportabili. L’unica vera difficoltà, forse perché di primaria importanza per la mia professione, all’inizio è stata la lingua. Nella Russia di quegli anni non c’erano, come invece oggi, scritte con caratteri latini su autobus, metro, musei o negozi.

daniele galea

La Russia di 30 anni fa era un altro mondo

Primo passo quindi è stato dover imparare a leggere. Ascoltavo molto i cantanti famosi dell’epoca, guardavo molta tv. Nei primissimi mesi usavo l’inglese. Poi un giorno ad un provino successe il miracolo: come per incanto tutto il russo che avevo fino a quel momento ascoltato venne fuori come un fiume in piena.

Mentalità diversa dalla tua, ma ne vieni in qualche modo irrimediabilmente attratto. Sono già passati 27 anni. Possiamo dire che sei quasi diventato russo?

No, ritengo che diventare russo sia impossibile per uno straniero . Russi o Italiani….si nasce. Nel corso degli anni però ho intuito che la cosa più giusta da fare fosse comprendere in profondità le diversità. Solo se capisci qualcosa la puoi sopportare se non addirittura accettare. Io cerco sempre, in ogni cosa che faccio, nei rapporti umani così come in quelli di lavoro di trasmettere il meglio della mio essere siciliano, e di prendere le cose che reputo interessanti dalla mentalità e dallo stile russo. In altre parole aperto e rispettoso delle abitudini e tradizioni altrui restando profondamente siracusano. La Russia però é sicuramente diventata la mia seconda patria.

Nel sentirti pronunciare il termine “siciliano” è impossibile non avvertire l’orgoglio che provi nell’esserlo.

Essere siciliano è qualcosa di unico che va molto al di là del senso di appartenenza ad una regione e di riflesso ad una nazione come l’Italia. Nasci su un Isola (io addirittura ho avuto la fortuna di nascere su un’isola nell’isola, Ortigia) e già questo ti predispone ad avere punti di vista diversi per molte cose rispetto agli altri. Gli affetti, la famiglia, valori profondi come l’amicizia il rispetto per il prossimo.

Valori e sentimenti che da piccolo ti vengono trasmessi con un’intensità tale da divenire in seguito un “marchio” meraviglioso e indelebile per il resto della tua esistenza. Sì è vero sono profondamente orgoglioso di essere siciliano e mi manca molto la mia terra, ed è per questo che cerco di tornarci spesso se posso.

Essere siciliano è qualcosa di unico

daniele galea siracusapress
La tua terra. Immagino ti riferisca più generalmente anche all’Italia. E’ per questo che da anni sei impegnato nell’organizzazione del Teatro Drammatico Italiano a Mosca?

Il M.I.D.T è una “visione passionaria”. Un progetto da molti considerato impossibile, quasi folle, che porto avanti tra mille difficoltà (prima tra tutte quella economico-finanziaria) ma che un po’ alla volta, anno dopo anno, vedo realizzarsi e sbocciare. Molti miei colleghi mi reputano un pazzo, ma io sono determinato e vado avanti. Credo che tra i compiti di un artista all’estero, ci sia senza dubbio l’onore e l’onere di promulgare la cultura e l’arte del proprio paese, specie se questo paese è l’Italia, una nazione la cui cultura e arte sono amate da tutti nel mondo, in modo particolare dai russi.

Il tuo percorso teatrale in Russia è partito con uno spettacolo autoprodotto dal titolo “Mirage”, dopo qualche anno approdi per un breve periodo al Teatro “La Rivelazione” e successivamente al MosArm Teatr, il teatro Armeno di Mosca. Ma ovviamente in questi anni non hai mai abbandonato TV e Cinema?

Se torniamo indietro nel tempo la mia avventura artistica comincia con il teatro già in Sicilia, a Siracusa, e addirittura con il teatro dialettale prima ancora che con la prosa. Successivamente a Roma, terminato il corso di studi all’Accademia Internazionale dell’attore diretta dal glorioso maestro Alessandro Fersen, e successivamente al Centro sperimentale di Cinematografia, incontro prima la Tv con la fortunatissima serie “Classe di Ferro” diretta da Bruno Corbucci, e poi il cinema con Aurelio Grimandi, recitando accanto ad una allora giovanissima Penelope Cruz. Un minuscolo ruolo, ma fu amore a prima vista. In Russia, all’inizio, ho un po’ trascurato il teatro, anche per le ragioni che spiegavo prima, riguardanti la lingua, ho dato più spazio alla TV e al Cinema dove qualche volta puoi usare l’italiano o comunque l’inglese.

Come nel caso degli ultimi tre lavori dove hai avuto la possibilità di misurarti con personaggi diametralmente e caratterialmente opposti: un console italiano, un procuratore della repubblica e un businessman libertino?

Si, il 2020, caratterizzato per molti da un lungo periodo di fermo un po’ in tutti i campi professionali, per me è stato invece un anno abbastanza fortunato, professionalmente parlando. A marzo ho lavorato nella nuova serie tv “CHERNIE QVADRAT” un’idea tecnicamente sperimentale che usa la fiction per parlare di cultura e storia. Ad ottobre è stata poi la volta del procuratore Di Marco sul set di “Operazione Ametista” (Idealnij Gheroij) , serie TV di spionaggio per il Primo Canale dove ho avuto il piacere di lavorare accanto ad Aghnja Diskovskite e a Viktor Terellia.

daniele galea siracusapress

Ho concluso l’anno girando “Ket 24”accanto alle bravissime e bellissime Anastasia Kuvshinova e Viktoria Soloveva, secondo film di Boris Akopov giovane regista di grande talento, la cui opera prima “Bijk” è stata premiata a Sochy lo scorso anno con il “KinoTauro” come miglior film.

Come viene accolto un attore straniero dai colleghi russi e dai registi, in teatro e sul set? Difficoltà di mentalità anche li?

I russi in genere sul lavoro sono abbastanza “nazionalisti” , difendono il territorio come si suol dire. Eventuali problemi nascono non tanto per la differente mentalità quanto piuttosto a causa di una iniziale diffidenza. Per loro è strano che un attore professionista italiano abbia scelto di lavorare in Russia , paese in cui per molti di loro il sogno è lavorare all’estero in paesi come Italia, Francia Inghilterra o America. Ma questa sottile “sfiducia” si trasforma in stima autentica se dimostri di avere qualità e talento. Fino ad ora tutti mi hanno accolto benissimo e dopo ogni lavoro molti colleghi sono diventati anche ottimi amici. Con i registi è un discorso a parte. Un attore dev’essere propositivo per catturare la loro attenzione. Devi giungere sul set con le idee chiare sul tuo personaggio . Poi tutto diventa facile e reciprocamente interessante.

Dicevamo che il 2020 per tutti I settori, in particolare per lo spettacolo, è stato un anno devastante. Si è fermato il mondo e con esso l’arte e la cultura perché da molti considerate non di primaria necessità. Dobbiamo aspettarci grandi cambiamenti in questi settori?

Prima di tutto sbagliano coloro i quali attribuiscono poca importanza a questo settore (in Italia in particolare continuano a fare questo madornale errore i governanti). Al contrario, in un periodo come questo, io credo fermamente che l’arte e la cultura possano essere vere e proprie “medicine” per contrastare e guarire quelle che a detta di molti sono diventate purtroppo le “patologie” del secolo: la dissociazione sociale, la solitudine, la depressione. Servono azioni urgenti e concrete. Studiare insieme a chi vive quotidianamente questo mondo idee per garantire la fruizione di spettacoli dal vivo in piena e totale sicurezza. Tutti hanno la necessità di tornare a lavorare in piena sicurezza, prima possibile, da questi tutti non vanno esclusi artisti, tecnici e maestranze.

Altri Articoli

invia segnalazioni