Aggiornato al 07/01/2026 - 07:57
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Giubileo “Pellegrini di Speranza”, l’eredità per i giornalisti Ucsi

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Le riflessioni di Salvatore Di Salvo sull’Anno Santo e sulla responsabilità della comunicazione

La conclusione del Giubileo ordinario “Pellegrini di Speranza”, con la chiusura della Porta Santa del Vaticano da parte di papa Leone XIV, apre una riflessione sul significato e sull’eredità dell’Anno Santo. Al centro, secondo le considerazioni di Salvatore Di Salvo, segretario nazionale Ucsi, vi è la consapevolezza che la grazia ricevuta non può essere archiviata come un’esperienza conclusa, ma deve ora trovare terreno fertile nel cuore delle persone e delle comunità per portare i frutti desiderati da Dio e dagli uomini.

Viene sottolineato come sarebbe un errore considerare conclusa un’esperienza che resta eccezionale proprio perché legata a un Anno Santo. Il Giubileo viene definito come il Giubileo dei due papi: papa Francesco che lo ha aperto e papa Leone XIV che ne ha segnato la conclusione con la chiusura della Porta Santa in Vaticano.

Secondo Di Salvo, il Giubileo lascia una “bellissima eredità” innanzitutto come battezzati e, in modo particolare, come giornalisti e comunicatori, chiamati a un servizio rivolto alla Chiesa, alla fede, all’Italia e al mondo. Un’eredità che richiama anche il ricordo del Giubileo precedente, legato alla figura di Giovanni Paolo II, definito “un papa Santo”.

L’Anno Santo consegna ai giornalisti l’invito a essere comunicatori di speranza, verità e mitezza, capaci di “disarmare la comunicazione dalla rabbia” e di raccontare storie che costruiscono ponti e non muri, promuovendo una cultura della cura e non dell’odio. Viene richiamata l’attenzione alla dignità umana, alla solidarietà e al ricordo dei colleghi caduti sul campo, insieme alla difesa del diritto a un’informazione libera.

La sfida indicata è quella di essere testimoni attivi, credibili e di speranza, per costruire un futuro migliore, radicando il lavoro giornalistico nei principi di speranza, verità e giustizia. In questo contesto si colloca anche l’invito a narrare gli avvenimenti della storia senza filtri o senza interventi dell’Intelligenza artificiale, tornando a “consumare la suola delle scarpe” e a raccontare la verità.

Viene richiamato il messaggio di papa Francesco per la 59ª Giornata mondiale per le comunicazioni sociali: “In questo nostro tempo segnato dalla disinformazione e dalla polarizzazione, dove pochi centri di potere controllano una massa di dati e di informazioni senza precedenti – scriveva nel messaggio della 59 Giornata mondiale per le comunicazioni sociali papa Francesco – mi rivolgo a voi nella consapevolezza di quanto sia necessario – oggi più che mai – il vostro lavoro di giornalisti e comunicatori. C’è bisogno del vostro impegno coraggioso nel mettere al centro della comunicazione la responsabilità personale e collettiva verso il prossimo”.

Alle stesse riflessioni si uniscono le parole del cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, dove riposano le spoglie mortali di papa Francesco: “Si chiude un tempo speciale ma non la grazia divina. E ciò che conta è che resti aperta la porta del nostro cuore. Varcare la Porta Santa è stato un dono a diventare porte aperte al Signore e agli altri”.

Il Giubileo ha visto i giornalisti protagonisti fin dall’inizio, con la prima delle grandi giornate giubilari coincidente con la festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il 24 gennaio. Circa 9 mila giornalisti provenienti da tutto il mondo, tra cui 370 dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana, si sono ritrovati in Vaticano come “pellegrini di speranza”, in un tempo in cui la speranza va ricercata con cura e volontà nelle pieghe di una storia complessa.

Tra le immagini più significative rimaste ai partecipanti, l’incontro in presenza di papa Francesco, l’unico a cui prese parte durante il Giubileo. In quell’occasione il Pontefice abbandonò le nove pagine scritte e si rivolse a braccio ai giornalisti con un messaggio diretto: “Comunicare è uscire un po’ da sé stessi per dare del mio all’altro – disse papa Francesco – . E la comunicazione non solo è l’uscita, ma anche l’incontro con l’altro. Saper comunicare è una grande saggezza, una grande saggezza! Sono contento di questo Giubileo dei comunicatori. Il vostro lavoro è un lavoro che costruisce: costruisce la società, costruisce la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. ‘Padre, io sempre dico le cose vere…’ – ‘Ma tu, sei vero? Non solo le cose che tu dici, ma tu, nel tuo interiore, nella tua vita, sei vero?’. È una prova tanto grande. Comunicare quello che fa Dio con il Figlio, e la comunicazione di Dio con il Figlio e lo Spirito Santo. Comunicare una cosa divina. Grazie di quello che voi fate, grazie tante!”.

L’eredità del Giubileo, nelle considerazioni di Salvatore Di Salvo, resta dunque una sfida aperta per i giornalisti Ucsi e per tutti i comunicatori: essere testimoni attivi di un futuro migliore, che non si accontenti del presente ma guardi a un orizzonte di rinnovamento, mantenendo viva la grazia ricevuta.

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