Muraro: “Opera che sorride come Leonardo”
SIRACUSA – Cuore spirituale e simbolico della città, la Cattedrale Metropolitana della Natività di Maria Santissima, affacciata su Piazza Duomo nell’isola di Ortigia, rappresenta uno degli esempi più straordinari di stratificazione architettonica del Mediterraneo. Inserita nel sito UNESCO di Siracusa e delle Necropoli Rupestri di Pantalica, la chiesa è unanimemente considerata il principale edificio sacro cittadino e uno dei più affascinanti d’Europa per continuità storica e valore artistico.
La sua unicità risiede nell’essere sorta direttamente sull’antico Tempio dorico di Atena, edificato nel V secolo a.C. e trasformato in basilica cristiana nel VII secolo d.C. Un passaggio epocale che non cancellò l’identità originaria dell’edificio, ma la inglobò, rendendo visibile ancora oggi l’anima greca all’interno della struttura ecclesiastica.
Dell’impianto arcaico restano le colonne doriche monolitiche, nove delle quali sono chiaramente riconoscibili all’interno della navata centrale e lungo il fianco esterno sinistro. Un raro esempio di continuità architettonica che attraversa i secoli: dal mondo classico all’età bizantina, fino alle rielaborazioni normanne tra il VII e il XII secolo, quando l’edificio assunse l’impianto basilicale a tre navate mediante il riuso delle strutture preesistenti.
Il devastante terremoto del Val di Noto del 1693 segnò una cesura profonda nella storia della Cattedrale, distruggendone la facciata medievale. La ricostruzione, avviata nel 1725 e conclusa nel 1753, fu affidata all’architetto Andrea Palma, che realizzò uno dei capolavori assoluti del tardo barocco siciliano.
La facciata, concepita come un solenne apparato scenografico a due ordini, dialoga armoniosamente con lo spazio urbano di Piazza Duomo. Nel registro inferiore, sei poderose colonne corinzie incorniciano il portale centrale, sormontato da un timpano spezzato e affiancato dalle statue di San Marciano, primo vescovo di Siracusa, e di Santa Lucia, patrona della città. Il secondo ordine ospita la nicchia con la Madonna del Pilèri, affiancata da angeli, volute e palme, con gli stemmi reali borbonici di Carlo III a suggellare il legame tra potere religioso e monarchico.
All’interno, la Cattedrale conserva un elegante equilibrio tra classicità e barocco. Le navate ospitano cappelle laterali, arredi e opere d’arte di maestranze italiane e straniere, mentre particolare rilievo assume la cappella delle reliquie, dove sono custodite le spoglie di San Marciano e preziose reliquie legate al culto di Santa Lucia, cuore identitario della devozione siracusana.
Celebre la definizione dello storico dell’arte Paolo Muraro, che sintetizza il senso profondo dell’edificio: «Prendete un tempio greco, incorporatelo in un edificio cristiano, sostituite la facciata con un barocco settecentesco… e l’insieme continua a sorridere come un’opera di Leonardo».
La Cattedrale di Siracusa non è soltanto un luogo di culto, ma un manifesto di civiltà, dove il tempo non distrugge, bensì sedimenta. Un monumento vivo che racconta, in un’unica architettura, oltre duemilacinquecento anni di storia, fede e cultura mediterranea.









