Il debito fuori bilancio legato alla “mega bolletta” Edison è diventato il capro espiatorio di una vicenda sempre più difficile, con al centro mal di pancia e malumori trasversali
L’ennesima caduta del numero legale in Consiglio comunale a Siracusa potrebbe davvero far preoccupare un ipotetico dirigente Edison, convinto che la città non voglia assumersi l’onere di ripagare il debito contratto.
L’ingenuo dirigente in questione però farebbe poco a comprendere che il merito della vicenda poco o nulla importa ai consiglieri di maggioranza assenti: il debito prima o poi sarà certamente ripagato, ma l’importante è il messaggio lanciato al sindaco, che è inequivocabile, ovvero “la misura è ormai colma”.
Grande Sicilia per prima, ma anche pezzi di “vip” storicamente vicini al primo cittadino, come Andrea Buccheri, hanno fatto comprendere con gesti molto chiari che il tempo delle mezze misure e dei “vedremo” è ufficialmente finito, così come quello dei piccoli aggiustamenti e contentini distribuiti di volta in volta ai chi avesse avuto il “mal di pancia” più intenso.
La parola d’ordine oggi, tra minacce velate e mail anonime, è solo una, “azzeramento”. L’ultima possibilità per andare avanti, si sostiene dalle parti degli autonomisti ma non solo, è un deciso ed evidente cambio di passo. Nuova distribuzione delle deleghe, sicuramente qualche nome nuovo in giunta, ma soprattutto la ridistribuzione di risorse e programmazione più condivisa delle voci di bilancio da rimpinguare, in modo da avere le mani più libere e poter dare risposte concrete ai cittadini in breve tempo. Due voci su tutte: l’igiene pubblica e il cimitero, ferite dolorose e mai del tutto rimarginate di questa città.
Su una cosa però tutte le forze concordano, ovvero che la palla è nella mani del Sindaco: Francesco Italia potrebbe accettare la richiesta di azzeramento e provare a portare a casa senza intoppi il resto della legislatura, oppure potrebbe, non senza coraggio, lanciare il pallone in Consiglio comunale vedendo se, magari sotto la definizione di “tecnica” o di “salvezza”, si possa costituire una nuova maggioranza con il solo scopo di finire il lavoro cominciato.
Più complicata infine l’ipotesi delle dimissioni anticipate, mai prese in considerazione seriamente fino ad oggi, così come l’auspicio di una parte dell’opposizione – vedi Paolo Cavallaro di FdI – che nei commenti ad alcuni post social invocava a Grande Sicilia un voto congiunto su una ipotetica mozione di sfiducia al sindaco Italia. Fantapolitica, almeno fino a questo momento.







