Legea Cisal attiva le procedure di raffreddamento. Lo Schiavo: “Si blindano gli asset societari, ma non i posti di lavoro”
Adesso il confronto non è più rinviabile. Dopo settimane di richieste rimaste senza risposta, la sigla sindacale LEGEA CISAL ha avviato ufficialmente lo stato di agitazione del personale di SAC Service. È stata attivata la prima fase della procedura di raffreddamento e conciliazione, prevista dalla normativa sul trasporto aereo, nei confronti di SAC Service e della controllante SAC S.p.A., società di gestione dell’Aeroporto di Catania.
La richiesta formale è stata trasmessa anche alla Commissione di Garanzia sugli scioperi, al Prefetto di Catania e all’ENAC Sicilia Orientale, con l’obiettivo prioritario di ottenere l’immediata convocazione di un tavolo di confronto istituzionale. Il sindacato denuncia il totale silenzio della governance aeroportuale e lancia un duro allarme sul futuro occupazionale delle maestranze coinvolte nel processo di privatizzazione dello scalo etneo.
Il segretario provinciale LEGEA CISAL, Sandro Barbagallo, ha evidenziato la gravità del momento per i dipendenti che hanno decretato il successo commerciale della struttura:
«L’assenza di qualsiasi confronto sui livelli occupazionali e sulle tutele dei dipendenti lascia centinaia di lavoratrici e lavoratori in una condizione di assoluta incertezza. Sono proprio questi lavoratori ad avere contribuito, con professionalità e sacrificio, alla crescita dello scalo etneo, garantendone operatività, efficienza e qualità dei servizi. Hanno costruito quel valore che oggi rende la SAC appetibile agli investitori. Non possono essere considerati semplici spettatori del proprio destino».
Per il segretario della LEGEA CISAL esiste una priorità assoluta: la fusione societaria tra SAC e SAC Service.
«È il passaggio più serio, responsabile e concreto che le istituzioni devono realizzare prima di qualsiasi operazione societaria. Solo così si possono offrire reali garanzie occupazionali e cancellare le troppe zone d’ombra che alimentano preoccupazione e tensione tra il personale».
Sulla stessa linea il segretario provinciale della CISAL Catania, Giovanni Lo Schiavo, che pone una serie di interrogativi cruciali sulla privatizzazione e sulla gestione dell’infrastruttura di mobilità della Sicilia orientale:
«Negli ultimi anni la SAC ha registrato una crescita costante, ha aumentato il traffico passeggeri, ha investito e oggi rappresenta una delle infrastrutture strategiche più importanti della Sicilia orientale. Se la stessa governance descrive l’azienda come una realtà solida, redditizia e con prospettive di ulteriore sviluppo, è legittimo chiedersi perché non vengano date risposte chiare ai lavoratori».
Lo Schiavo sposta poi l’attenzione sulla sproporzione tra la tutela dei capitali e quella del capitale umano:
«Se è stato ritenuto necessario blindare gli assetti decisionali futuri della società, perché non si è ritenuto altrettanto necessario blindare il futuro occupazionale delle circa 700 famiglie che operano attraverso SAC Service? Non si tratta di una battaglia ideologica. È una questione che riguarda il lavoro, la dignità delle persone e il futuro di un’infrastruttura fondamentale per l’economia, il turismo, la mobilità e lo sviluppo dell’intera isola».
La sigla sindacale ribadisce che la procedura di raffreddamento rappresenta un passaggio obbligato davanti al prolungato silenzio dell’azienda. La CISAL Catania ha confermato il pieno sostegno a tutte le iniziative di mobilitazione che i dipendenti decideranno di intraprendere per la difesa del proprio posto di lavoro.
La privatizzazione dell’Aeroporto di Catania – concludono i rappresentanti dei lavoratori – non può essere gestita senza trasparenza. Prima di qualsiasi operazione finanziaria o cessione di quote servono garanzie scritte e rispetto per chi, ogni giorno, ha contribuito a fare dello scalo “Vincenzo Bellini” uno dei principali punti di riferimento del Mezzogiorno.







