L’associazione culturale interviene con un documento-appello: «La tutela dei beni culturali non può dipendere dalla sensibilità politica del momento»
L’associazione culturale “Le Aquile di Prometeo” ha lanciato un appello pubblico alle istituzioni locali e regionali per affrontare con urgenza la questione della mancata fruizione di numerosi siti archeologici in provincia di Siracusa. Il comunicato, sottoscritto da otto rappresentanti dell’associazione, è un invito diretto a ripensare le politiche di tutela e valorizzazione dei beni culturali nella zona del sud-est siciliano.
«Le politiche di tutela, fruizione e valorizzazione dei beni culturali in Sicilia e in provincia di Siracusa, non possono essere sostenute a fasi alterne, in base alle sensibilità della classe politica di turno, ma devono essere un patrimonio di tutti», si legge nel documento. Un richiamo chiaro alla necessità di una programmazione duratura, che vada oltre le contingenze del momento.
L’associazione sottolinea che «oggi troppi siti culturali e archeologici rimangono chiusi, vietati alla pubblica fruizione dei cittadini e dei turisti», nonostante il flusso in costante crescita di visitatori verso il territorio siracusano. «Molti, troppi siti di notevole importanza culturale rimangono chiusi», prosegue la nota.
Tra i luoghi citati si segnalano: Tempio di Zeus Olimpico, Ginnasio romano, Terme bizantine, Arsenale greco, Castello Eurialo, Thapsos, Castelluccio a Noto, Eloro e altri. «L’elenco è lungo e potrebbe ancora continuare in una black list di mali culturali», afferma l’associazione.
Secondo i firmatari, la riapertura dei siti non sarebbe solo un obbligo normativo, ma anche una grande opportunità per la crescita culturale e turistica del territorio, oltre che un incentivo all’aumento della permanenza media dei turisti a Siracusa.
Il riferimento è chiaro al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs 42/2004), citato nel testo:
«La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura», recita l’art. 1, commi 2-3-4.
In particolare, il comma 3 sottolinea che «lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione».
A fronte di questa normativa, l’associazione propone due soluzioni:
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Dotare i siti di personale addetto alla custodia, a carico della Regione Siciliana.
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Individuare soggetti gestori attraverso bandi pubblici trasparenti, con requisiti professionali specifici per la gestione, apertura, manutenzione e valorizzazione dei beni.
«Non è più rinviabile la soluzione e molti dei siti citati, essendo chiusi e abbandonati da tempo, presentano criticità anche sul profilo della tutela», proseguono i promotori dell’appello. «Serve creare un circuito culturale che comprenda la piena fruizione quotidiana di tutti questi siti, ad oggi chiusi o aperti solo in occasioni straordinarie».
In conclusione, viene avanzata una richiesta formale di incontro urgente al Direttore del Parco archeologico di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro e Akrai, al Sovrintendente di Siracusa e all’Assessore Regionale ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, per trovare una soluzione concreta ai problemi esposti.
Il documento è firmato da Marco Mastriani, Gaetano Passati, Policarpo Moncada, Paolo Scalora, Diana Merilena, Giusy Bozzari, Carla Vallone, Antonella Mazzaglia, in rappresentanza dell’associazione culturale Le Aquile di Prometeo.