Aggiornato al 26/02/2025 - 17:16
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Spettacolo di Emma Dante

“Il Tango delle Capinere”: l’amore nutre, la vita che ingoia

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La pièce teatrale “Il tango delle capinere”  di Emma Dante, portato in scena al teatro “Massimo” di Siracusa, riducendo al minimo la dimensione dell’oralità, per cedere il posto alla fisicità, celebra la  vita che passa e trascolora, tra rimpianti, rimorsi e teneri ricordi anche dell’ultima ora

A  calcare la scena, allestita  con due bauli custodi di oggetti “parlanti” e assurti a  luoghi  della memoria, sono stati Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, che, accompagnati dalle canzoni di Mina, Luigi Tenco,  Rita Pavone, Gianni Morandi,  Vianello,  Francesco De Gregori e Nilla Pizzi, hanno ripercorso a ritroso le tappe del loro longevo amore, scorso senza particolari tempeste e scossoni, punteggiato soltanto da diverbi e comuni  dissapori.

Lo spettacolo (Cristian Zuccaro alle luci) dai toni caricaturali  e grotteschi  si è aperto con  l’ingresso della coppia che, già anziana,  indossa gli abiti da cerimonia  lisi  dal tempo, la  maschera  è solcata da rughe, la  pelle   avvizzita, l’effetto è  quello di un’espressione  stranita.  Una performance   evocativa a tratti delle  spettacolo circense  e che sembra rifarsi alle   scene di un film muto, in cui  i due  si muovono  in maniera goffa come marionette.

Ma è anche  uno spettacolo romantico, in cui il cambio di abiti segna le tappe di quell’amore vissuto, dall’incontro al mare,  al giorno del matrimonio, dalla  gravidanza, alla  nascita del loro bambino, in un mix superbo di gestualità, di parole smozzicate in uno scoppiettante  palermitano e in una danza aggraziata e che va anche contromano. È un viaggio onirico eroso dagli anni, uno spogliarello dei  vestiti  simbolici che  portano addosso,  in cui i due attori sono affiancati da due compagni silenti: lo  spazio e il tempo. Eh, sì,  perché quello spazio ridotto all’essenzialità che accoglie inizialmente la coppia ricurva su se stessa diventa palcoscenico di una primitiva,  carnale, selvaggia danza, così come è  il tempo  che autonomamente avanza.

E, infine, il cielo fu tappeto di stelle, un  brillio  sull’amore, che  la morte scioglierà come neve al sole. E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica”.

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