Sensazionalismi, polemiche e voglia di costruire storie virali che in realtà somigliano sempre più alle vecchie e care “bufale”, come la storia di uno spaghetto all’astice qui a Siracusa.
Scattare una foto ad uno scontrino che si ritiene più alto del dovuto ha soppiantato definitivamente il tradizionale “selfie” o la panoramica del paesaggio. Ma pubblicare uno scontrino senza un contesto, senza diritto di replica e per di più con l’intento di creare esclusivamente clamore mediatico, può davvero provocare danni seri non soltanto alla categoria dei ristoratori, ma ad una parte consistente dell’economia di un territorio, quella cioè legata proprio al turismo.
Il famigerato scontrino ha già ampiamente fatto il giro del mondo, arrivando ad essere citato addirittura dalla CNN, ma la superficialità e i preconcetti con cui viene affrontato il tema dei rincari tra i ristoratori lascia davvero senza parole.
Così come si è appesantito – e anche di molto – il peso del carrello della spesa nel bilancio familiare, anche le materie prime, i costi energetici, quelli del personale e fiscali dei ristoratori hanno subito rincari che in certi casi hanno superato, specie proprio per le materie prime, il 200%.
Come se non bastasse, leggendo il resto dello scontrino, si evince in generale una media costi in linea con tanti altri locali; il pesce fresco viene pagato, come sempre accade nei ristoranti di livello almeno medio, a seconda del peso effettivo secondo un tariffario che deve essere esposto e ben visibile al cliente.
Oltre un kg di astice in un piatto di pasta, alla luce del prezzo medio che si può facilmente verificare anche entrando in un qualunque altro ristorante, non può di certo costare meno di quella cifra; ricordiamo che il cosiddetto “food cost” incide solitamente per il 30% del prezzo finale, poi ci sono tutte le altre spese già elencate precedentemente.
Quello che deve essere accertato è se il cliente abbia o meno avuto immediatamente contezza del costo che sarebbe andato a sostenere, scegliendo quella portata: trasparenza e chiarezza devono essere sempre garantite a chiunque, ma se nonostante l’avvertimento hai comunque scelto quel piatto, fotografare lo scontrino non è più una denuncia contro una speculazione, ma semplicemente una carognata verso una categoria di lavoratori.
Il suggerimento dunque, prima di condividere e commentare qualunque scontrino, è quello di fare un minimo di fact-checking, ovvero cercare di capirne di più per evitare di finire in un tritacarne mediatico in cui a farne le spese sono sempre i lavoratori.












