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Cammino di San Giacomo in Sicilia: 130 km da Caltagirone a Capizzi

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Da Caltagirone a Capizzi, attraverso dieci Comuni e tre province. Nuova segnaletica, QR Code e valorizzazione delle produzioni locali

Centotrenta chilometri nel cuore della Sicilia, da Caltagirone a Capizzi, lungo un itinerario che attraversa borghi, boschi, campagne, antiche ferrovie, regie trazzere e luoghi di culto. Il Cammino di San Giacomo in Sicilia entra in una nuova fase: la Regione punta a farne non soltanto un percorso religioso, ma una vera infrastruttura di turismo lento capace di mettere in relazione fede, paesaggio, agricoltura e comunità rurali.

Il nuovo piano di valorizzazione sarà presentato mercoledì 9 settembre alle ore 11, nel Palazzo comunale di Caltagirone, nel Salone di rappresentanza Mario Scelba, in piazza Municipio 5. L’iniziativa è promossa dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, guidato dal vicepresidente della Regione Siciliana Luca Sammartino.

Non si tratta della nascita di un nuovo itinerario. Il progetto punta piuttosto a rafforzare un cammino che affonda le proprie radici nella tradizione jacopea siciliana e che ha assunto una forma concreta nel 2021, a partire dall’idea di Totò Trumino, pellegrino e componente della Confraternita di San Jacopo di Compostella. In cinque anni il percorso ha accolto oltre 5mila viaggiatori.

Caltagirone e Capizzi rappresentano due dei principali luoghi siciliani legati al culto di San Giacomo e custodiscono importanti testimonianze e reliquie dell’Apostolo. La nuova strategia regionale amplia però la prospettiva: il pellegrino non dovrà limitarsi a raggiungere una destinazione, ma diventare parte di un’esperienza capace di raccontare la Sicilia rurale.

L’obiettivo è restituire centralità alle aree interne della Sicilia, utilizzando il turismo lento come strumento di conoscenza e sviluppo. Il tracciato attraversa ex ferrovie dismesse, regie trazzere, boschi demaniali, riserve naturali e strade secondarie, coinvolgendo potenzialmente agricoltori, allevatori, produttori e artigiani.

«Il Cammino di San Giacomo può diventare uno straordinario racconto della Sicilia interna e della sua agricoltura», sottolinea Sammartino. L’obiettivo, spiega l’assessore, è fare in modo che chi percorre questi territori «non li attraversi soltanto», ma possa conoscerli attraverso l’incontro con i produttori e la scoperta dei paesaggi agricoli e delle produzioni che identificano ciascuna comunità.

Grano, pane, formaggi, frutta e altre produzioni locali diventano così parte integrante dell’itinerario. La scommessa è trasformare il Cammino in un collegamento tra territori che spesso rimangono ai margini dei grandi circuiti turistici.

Una nuova segnaletica per 130 chilometri

Uno degli interventi principali, realizzato dal Dipartimento Sviluppo Rurale, riguarda la segnaletica dell’intero percorso. Il sistema utilizzerà il linguaggio visivo associato al grande cammino compostellano, con blu e giallo, frecce e riferimenti destinati ad accompagnare il pellegrino lungo l’itinerario.

Il progetto tecnico prevede una rete capillare composta da:

  • 317 frecce di conforto, collocate nei passaggi e negli incroci più delicati;
  • 403 frecce di tappa, con indicazione chilometrica ogni 500 metri;
  • 115 cartelli stradali agli incroci principali;
  • 26 pietre miliari;
  • cartelloni dedicati ai punti di sosta e ai luoghi di interesse;
  • QR Code sui cartelli informativi per accedere a informazioni su territorio, servizi e ospitalità.

Una vera e propria infrastruttura leggera, dunque, pensata per rendere più leggibile, accessibile e riconoscibile un patrimonio che in gran parte già esiste.

Il Cammino parte dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone e raggiunge il Santuario di San Giacomo a Capizzi, attraversando dieci Comuni e tre province: Caltagirone, San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria, Nicosia e Capizzi.

È un viaggio attraverso una Sicilia che cambia progressivamente volto, dagli Iblei verso i Nebrodi. Il paesaggio diventa così parte del racconto: vallate coltivate a cereali e foraggio, uliveti, campi di fichidindia, il paesaggio cerealicolo dell’Ennese, i frutteti della pesca settembrina nella Piana di Dittaino e i terrazzamenti un tempo dedicati alla vite nell’area di Assoro.

A Nissoria il percorso incontra la tradizione del pane; tra Nicosia e Nissoria emergono i paesaggi agricoli e gli allevamenti; a Capizzi sono protagonisti pascoli e attività zootecniche; nell’area dei Nebrodi trovano spazio le produzioni casearie.

Fede, agricoltura e comunità

Il progetto prova così a superare la separazione tra turismo religioso e turismo rurale. Il pellegrino diventa un viaggiatore consapevole, chiamato a conoscere non soltanto chiese e santuari, ma anche il lavoro, i prodotti e i paesaggi delle comunità attraversate.

«Agricoltura, cultura e turismo lento possono diventare parti della stessa strategia di sviluppo», afferma Sammartino.

Una visione che individua nel Cammino un possibile filo conduttore tra territori diversi: la fede incontra l’agricoltura, il paesaggio incontra il lavoro, il prodotto incontra la storia e il borgo torna a dialogare con la campagna.

Alla presentazione del 9 settembre, insieme all’assessore Sammartino, interverranno il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, monsignor Antonino Raspanti, e i vescovi delle quattro diocesi interessate dal progetto: monsignor Calogero Peri per Caltagirone, monsignor Rosario Gisana per Piazza Armerina, monsignor Giuseppe Schillaci per Nicosia e monsignor Guglielmo Giombanco per Patti, oltre ai sindaci dei Comuni coinvolti.

Il Cammino di San Giacomo si candida così a diventare una delle nuove chiavi di lettura della Sicilia interna: un percorso di 130 chilometri nel quale il pellegrinaggio non è soltanto una meta, ma un modo per conoscere il territorio e sostenere le comunità che lo abitano.

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