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Granata: “Responsabilità precise, la Riserva Ciane e Saline in abbandono da anni”

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A pochi giorni dall’incendio che ha interessato l’area, l’ex assessore regionale analizza le cause del disastro e critica il nuovo progetto del Libero Consorzio

Non si placano le polemiche dopo il rogo che ha devastato una vasta porzione della Riserva naturale fiume Ciane e Saline e sul quale è stata aperta un’inchiesta da parte della magistratura siracusana.  Fabio Granata è tra coloro che negli ultimi vent’anni hanno più influito sulle politiche ambientali e culturali della Sicilia. Un impegno nei confronti della tutela dell’ambiente che lo ha visto in prima linea contro le trivellazioni nel Val di Noto ma anche quando, sempre in qualità di assessore regionale, istituì la Soprintendenza del Mare, primo organismo del genere in Italia dedicato alla tutela dei beni archeologici sommersi.

Il rogo era evitabile? Ritiene che ci siano responsabilità?

L’incendio che ha arrecato danni ingenti al patrimonio ambientale prezioso e inestimabile della riserva Ciane Saline era ovviamente evitabile attraverso la vigilanza, la manutenzione, la cura, i controlli e la Governance della nostra Riserva Ciane Saline, quindi è oggettivo che vi siano responsabilità precise. La Procura avrà certamente tanti elementi da valutare e da approfondire ma sul piano politico le responsabilità sono facilmente individuabili.

Ritiene che il progetto portato avanti dal Libero Consorzio sia adeguato per proteggere l’area?

Per ciò che ho capito, il nuovo “progetto” sulla Riserva mi sembra il solito altisonante annuncio fatto di trombonesca retorica su grandi risorse che alla fine mi sembrano indirizzate più a un improbabile impianto di itticoltura che alla tutela e alla valorizzazione della Riserva. 

Che ne pensa dell’attuale gestione?

Sarebbe ingeneroso scaricare tutte le responsabilità storiche dell’abbandono all’attuale Libero Consorzio ma certamente non si è avvertita alcuna novità, al di là dei proclami, ma una preoccupante “continuità” con decenni di degrado e abbandono. Quindi oggi la responsabilità è loro.

Quali suggerimenti può dare perché tali eventi non accadano, quantomeno non di questa portata?

Al di là dei suggerimenti, posso dire che mi sembra inutile tutto questo disquisire, sia prima che sopratutto dopo il disastro, su avveniristici progetti di telerilevamento e altre amenità. Bisogna invece finalmente iniziare a occuparsi della prevenzione degli incendi e della cura della Riserva e non di meccanismi di intervento sugli incendi che sono molto spesso dolosi e agevolati dalla mancanza di controlli. Bisogna cioè governare la Riserva non con le conferenze stampa e i tavoli tecnici ma con la quotidiana assunzione di responsabilità attraverso adeguate professionalità che ripuliscano quotidianamente la biomassa secca evitando che si accumuli, che progetti viali e percorsi parafuoco, che tenga puliti i bordi stradali che sono nel più completo abbandono, che limiti la proliferazione dei canneti, che sappia governare il regime idrico e il libero corso delle acque. Insomma tutto ciò che manca totalmente e da tanti anni.

Si è fatto poco sul piano della prevenzione?

Si coinvolgano competenze e professionalità e si investa sopratutto sulla ordinaria manutenzione, con sapienza e continuità.

E per la sua valorizzazione?

Per la Riserva, serve ciò che serve più in generale a Siracusa e alla Sicilia: una nuova capacità di “riguardo” nel duplice senso di riconoscere con un nuovo sguardo il valore materiale e immateriale dei luoghi e di averne riguardo attraverso la cura e l’attenzione. Ma servirebbe cultura politica e ambientale: merce che oggi mi sembra molto rara…

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