Il segretario del circolo pachinese prende atto delle dimissioni di Turi Borgh e Roberto Bruno, respingendo però le motivazioni espresse e ribadendo l’impegno del partito a costruire un’opposizione
La convivenza non è stata pacifica, figurarsi la separazione. Proprio così, nel bene o nel male, insieme oppure lontani, se non c’è polemica non c’è vita. Una energia che riesplode tutta per le beghe interne partitiche.
Così, dopo l’addio di Turi Borgh e Roberto Bruno dal Pd, dopo 30 anni, non si sono fatte attenere le reazioni. E le polemiche. Borgh e Bruno hanno inviato al segretario e alla direzione una lunga lettera in cui si dimettono dagli incarichi partitici, prendendo le distanze dalle attività del circolo. L’ex presidente del consiglio comunale Borgh, ha anche annunciato un taglio netto con il partito. Nel documento, firmato appunto dai due, sono state riportate una serie di motivazioni che hanno causato una sorta di isolamento dei due e, dunque, la scelta di abbandonare.
“Respingo con chiarezza l’idea di un partito che avrebbe ostracizzato qualcuno”, ha dichiarato Franzò, rispondendo ad una polemica di mancate convocazioni del direttivo.
Sul piano politico, Franzò ribadisce la propria lettura dei fatti relativi all’opposizione consiliare a Pachino. Pur riconoscendo le difficoltà oggettive nel fare opposizione in città, sostiene che le forze di minoranza si siano dissolte subito dopo le elezioni del 2024, per dinamiche politiche sulle quali il partito non aveva possibilità di incidere. Secondo il segretario, gran parte dell’opposizione consiliare avrebbe scelto fin da subito una linea autonoma, perseguendo strategie personali e arrivando in alcuni casi a una sostanziale contiguità con la maggioranza.
Franzò sottolinea come lui stesso e il consigliere comunale del partito abbiano più volte tentato di costruire un fronte di opposizione più ampio, incontrando spesso disinteresse o boicottaggio.
“Naturalmente possiamo fare di più e meglio – precisa Joseph Franzò – Ma la politica non si fa con le recriminazioni a posteriori: si fa mettendo in campo idee, iniziativa e capacita di costruire consenso”.
Franzò conclude rivolgendo un augurio sincero a Borgh e Bruno, riconoscendo che le strade politiche possono dividersi e, eventualmente, incrociarsi nuovamente in futuro, ma ribadendo la necessità di mantenere chiaro l’obiettivo che ha portato entrambe le parti a impegnarsi in politica, ovvero “costruire – conclude Franzò – una società e una città diverse”.











