Nato nel cuore dell’isola nel gennaio 1938, per oltre sessant’anni ha raccontato Siracusa e il suo mare in decine di mostre personali. Fu amico e sodale di Leonardo Sciascia e Ferdinando Scianna
Si è spento all’età di 88 anni Gaetano Tranchino, pittore, incisore e scenografo, tra le figure più rappresentative dell’arte contemporanea siracusana. Nato a Ortigia il 22 gennaio 1938, Tranchino aveva fatto della sua città un punto d’osservazione privilegiato sul mondo, senza mai allontanarsene se non per brevi periodi legati alle proprie mostre in Italia e all’estero. Nel suo storico studio della Mastrarua, tra tele, colori e libri di ogni epoca, ha continuato a dipingere fino agli ultimi anni le geometrie fiabesche e metafisiche che lo hanno reso celebre ben oltre i confini della Sicilia.
Formatosi tra le Accademie di Belle Arti di Roma e Milano, Tranchino esordì nel 1964 con una personale alla Galleria Toninelli di Milano, presentata in catalogo da Franco Russoli, tra i massimi esponenti della critica d’arte dell’epoca. Da quel debutto sono seguite oltre cinquanta mostre personali nelle più importanti gallerie italiane ed estere, recensite da alcune delle firme più autorevoli della critica d’arte e della letteratura italiana del secondo Novecento
Il rapporto più documentato e duraturo della vita artistica di Tranchino fu quello con Leonardo Sciascia, che seguì il suo lavoro per oltre vent’anni: visitò più volte il suo studio siracusano, presentò diverse sue mostre e ne scrisse in più occasioni, tra cui un articolo sul Corriere della Sera nel 1986. Fu lo stesso Sciascia a definire Tranchino, citando Stendhal e Savinio, un artista che “non lavora, si diletta: dipinge cioè con diletto, con piacere, come in una prolungata vacanza — tanto prolungata, continua ed intensa da assorbire interamente la sua vita”.
Altrettanto stretto e autentico fu il legame con il fotografo Ferdinando Scianna, che lo definì “uno straordinario artista” e “un grande amico”, raccontando le visite nel suo studio e il rito di osservare insieme i nuovi quadri. Scianna curò anche i testi critici per le esposizioni di Tranchino nel 1989 e nel 2004.
Tra le altre firme che nel corso dei decenni hanno scritto della sua opera figurano Sebastiano Addamo, Claude Ambroise, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Guido Giuffrè, Giuseppe Quatriglio, Antonello Trombadori e Antonino Uccello.
La pittura di Tranchino, di impronta naïf, ha attraversato negli anni diversi temi ricorrenti: le navi e le fregate degli anni Ottanta, cariche di rimandi alla storia dell’emigrazione meridionale; la figura dell’uomo-Ulisse con il libro in mano negli anni Novanta, in una ricerca di natura metafisica e ontologica. La critica ha accostato la sua opera alle atmosfere di De Chirico, Savinio e Giuseppe Viviani, e ai richiami letterari di Jorge Luis Borges e Joseph Conrad — quest’ultimo evocato per la presenza costante, nei suoi quadri, del mare e delle navi che sembrano riemergere dal fondale, cariche di incrostazioni, come segnate da un destino.
Oltre alle numerose personali in Italia, Tranchino ha esposto anche all’estero: nel 2010 la mostra “The Place of Memory” a Dublino, presso la RUA RED di Tallaght, fu recensita su The Irish Times dal critico Aidan Dunne. Nel 2022 aveva presentato “I luoghi della memoria”, una ventina di dipinti recenti tra motivi architettonici, figure e oggetti, a conferma di una ricerca pittorica rimasta intensa fino agli ultimi anni di attività.
Con la scomparsa di Gaetano Tranchino, Siracusa perde non soltanto un artista straordinario, ma una presenza che per decenni ha osservato, interpretato e restituito attraverso i suoi quadri l’anima di Ortigia e del suo mare — un patrimonio culturale che resta ora affidato alle sue opere e al ricordo di chi lo ha conosciuto.
IL CORDOGLIO DEL COMUNE DI SIRACUSA
“La scomparsa di Gaetano Tranchino è una perdita per l’interno mondo dell’arte e non solo per Siracusa o per la Sicilia”. Con queste parole, il sindaco Francesco Italia commenta la morte del grande pittore siracusano, porgendo alla famiglia il cordoglio personale e della Città.
“Anche se, come scrisse di lui Leonardo Sciascia, egli ha vissuto “senza alcuna ansietà ed affanno ad inseguire la notorietà, il successo” – prosegue Italia – le sue opere hanno fatto il giro del mondo, distinguendosi per lo stile originalissimo pur restando egli con i piedi ben piantati nella sua terra. Tranchino è appartenuto e pieno titolo a quel gruppo di artisti e intellettuali (come Sciascia, Scianna, Consolo, Bufalino) che più di altri hanno riflettuto sulla Sicilia e sui siciliani, riuscendo a cogliere con le sue pennellate l’essenza più intima di Siracusa”.











