Si è conclusa a Palazzo Vermexio la due giorni “From Past to Future”. Istituzioni e ricercatori a confronto sulle nuove frontiere: dalla diagnostica non invasiva alla realtà immersiva
L’intelligenza artificiale incontra l’archeologia, la sensoristica protegge i monumenti e la realtà aumentata apre nuove frontiere per i musei. Si è chiusa oggi a Palazzo Vermexio la due giorni intitolata “From Past to Future: Cultural Heritage Powered by Technology”, l’evento promosso dall’ecosistema Samothrace che ha trasformato Siracusa nel laboratorio del futuro per i beni culturali.
L’iniziativa, svoltasi il 29 e 30 gennaio, ha rappresentato il momento conclusivo delle attività del Pillar Cultural Heritage. L’obiettivo è stato chiaro: dimostrare come l’integrazione tra tecnologie avanzate, scienze dei materiali e competenze umanistiche sia ormai una leva strategica imprescindibile per la tutela del patrimonio.
Durante l’evento sono stati presentati risultati concreti e soluzioni applicative ad alto tasso di innovazione. Tra i temi chiave affrontati dagli esperti:
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Diagnostica non invasiva e procedure scientificamente validate per le certificazioni di autenticità.
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Digitalizzazione e ricostruzione 3D di reperti e siti.
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Sensoristica avanzata per il monitoraggio microclimatico e strutturale degli edifici storici.
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Intelligenza Artificiale e tecnologie immersive per una fruizione turistica più accessibile e inclusiva.
Ad aprire i lavori sono stati, tra gli altri, il sindaco Francesco Italia, il presidente della Fondazione Samothrace Salvatore Baglio, e i rappresentanti degli atenei di Catania e Palermo, Anna Maria Gueli e Delia Chillura Martino.
«Siracusa, con i suoi oltre 2750 anni di storia, vive quotidianamente questo rapporto tra conservazione e innovazione – ha dichiarato il sindaco Italia –. Che un gruppo così ampio di ricercatori produca un risultato qui è motivo d’orgoglio e di curioso interesse verso risultati che arricchiranno il nostro bagaglio di conoscenze».
Sulla stessa linea Salvatore Baglio: «Il patrimonio culturale è un sistema complesso che richiede strumenti scientifici affidabili. Abbiamo dimostrato come l’integrazione tra scienze umane e tecnologie possa generare soluzioni concrete e nuove opportunità di sviluppo per i territori».
Particolarmente interessanti gli spunti emersi dalle tavole rotonde. Roberto La Rocca (Soprintendenza del Mare) ha posto l’accento sulla tutela in sito: «La Convenzione Unesco del 2001 ha deciso che il patrimonio sommerso deve rimanere in acqua. Oggi è necessario progettare procedure di tutela materica direttamente nel fondale».
Anche i grandi musei guardano al digitale. Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, ha sottolineato l’urgenza dell’aggiornamento tecnologico: «Le nostre collezioni hanno bisogno di continue attenzioni. Le scansioni 3D e la digitalizzazione sono tappe fondamentali per valorizzare e tutelare ancora di più il nostro patrimonio culturale».
Un messaggio condiviso dal Soprintendente di Siracusa, Antonino Lutri, che ha ribadito come la tecnologia sia ormai un alleato insostituibile sia per la tutela che per la valorizzazione.




