Il presidente del PD di fatto esclude la candidatura di Carta: “La sua adesione al PD è positiva, ma dobbiamo tener conto della volontà della Chinnici e dei vertici regionali”
A pochi giorni dalla chiusura delle liste per le elezioni regionali, nel centrosinistra le acque sono agitate. Dall’incontro tra PD e 5 Stelle, svoltosi ieri, emergono non poche difficoltà. Prima di tutto, il mancato accordo su alcune richieste contenute nel documento presentato dal Movimento. Il dialogo continua, ma il tempo stringe e il rischio rottura è concreto. In secondo luogo, la questione delle candidature e il veto della Chinnici su chi ha pendenze giudiziarie e procedimenti in corso. Una scelta forte che ha spaccato il partito, soprattutto perché questa linea impedirebbe la candidatura di nomi grossi e costringerebbe dunque a rivedere le liste. La situazione, insomma, è incandescente e non di facile soluzione.
In questo scenario, la posizione del PD di Siracusa, è molto chiara: la scelta della candidata presidente, che sarà valutata e possibilmente confermata dalla commissione di garanzia del partito, va rispettata e non messa in discussione, nonostante le conseguenze che potrebbe avere sulle liste. Il PD provinciale, dunque, si schiera con la Chinnici, come conferma Paolo Amenta, presidente provinciale dei democratici, intervistato da SiracusaPress. Lo stesso Amenta parla anche della questione dell’alleanza con i 5 Stelle, escludendo per adesso l’ipotesi di una definitiva separazione: “Al momento non risulta alcuna rottura con i 5 Stelle, siamo ancora in una fase di trattativa. I punti del disaccordo sono noti a tutti, partendo dal tema dei termovalorizzatori, che i 5 Stelle escludono completamente. Stiamo ancora parlando”.
Sui termovalorizzatori, però, i 5 Stelle difficilmente cambieranno posizione. Loro sono contrari, mentre il PD è favorevole, trovare un accordo è complicato.
Il PD ha sempre sostenuto che, fatto il ciclo dei rifiuti e con la differenziata ai massimi livelli, poi uno spazio si potrebbe aprire per la termoutilizzazione. Dal mio punto di vista, ritengo non sia sbagliato confrontarsi e aprirsi sulle nuove soluzioni di gestione dei rifiuti. Anche perché in Sicilia la situazione è paradossale. Da una parte abbiamo chiuso l’abbancamento dei rifiuti in discarica, dall’altra non abbiamo ancora completato l’impiantistica regionale ai massimi livelli, cioè parlo di impianti di compostaggio, per l’organico, impianti di riciclo dei rifiuti differenziati. E’ evidente che bisogna portare al 65-70% la percentuale di raccolta differenziata. Questo è l’obiettivo del PD. Poi è chiaro che ci sarà sempre un 20-25% di componente che non si riuscirà a riciclare. Non dobbiamo dimenticare, però, che l’attuale governo regionale ha portato a far triplicare i costi di conferimento in discarica. Noi dibattiamo sui termovalorizzatori, ma oggi per conferire una tonnellata di rifiuti si è passati da 100 a 300 euro. Addirittura siamo riusciti a raddoppiare il costo per l’organico, per il compostaggio. Allora, questo significa mancanza di impiantistica, la cui realizzazione va accelerata. Mentre si dibatte di termovalorizzazione, sarebbe meglio cominciare a fare tutto quello che è necessario. Quando si parla di economia circolare si parla di impiantistica nuova, di conferimenti relativi, di differenziata nelle discariche. Aumentiamo la percentuale di differenziata nelle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, perché quello è il grande vulnus sul tema rifiuti in Sicilia. Dobbiamo essere seri, confrontarci sull’argomento, non porre la questione del sostegno alla Chinnici solo sulla base del sì o no al termovalorizzatore. Andiamo avanti, puntiamo al massimo, mettiamo come punto del programma il raggiungimento di livelli alti di differenziata, la realizzazione di un impianto per l’organico in ogni provincia, la lavorazione dei materiali in un certo modo, ecc., e rinviamo al raggiungimento di questi obiettivi il discorso sui termovalorizzatori. Questo governo, per la gestione dei rifiuti, sta facendo bruciare una quantità impressionante di soldi ai comuni e ai cittadini.
Lasciamo il fronte del dialogo con i 5 Stelle e parliamo delle questioni interne al PD, che adesso deve fare anche i conti con le reazioni negative seguite alla decisione della Chinnici di non candidare alle regionali chi ha pendenze giudiziarie…
C’è stata una circolare del partito regionale che agisce su due livelli: uno è il mancato rispetto del codice etico allegato allo statuto e l’altro riguarda la questione dei rinvii a giudizio, quindi chi ha carichi pendenti e non può candidarsi. La Chinnici su questo ha posto un aut aut e adesso si sta ragionando, nel senso che bisogna tener conto della volontà della candidata presidente.
C’è chi non l’ha presa bene e non sembra disponibile ad accettare, come ad esempio il PD di Catania. A Siracusa come si pone il vostro partito rispetto a questa scelta?
Pensiamo che bisogna tener conto in maniera ferma di quanto chiesto dalla Chinnici. Il problema di fondo è capire quali sono i limiti imposti, cosa si intenda per carichi pendenti, per quale tipo di reati valga questo principio, di quale gravità si parla. Bisogna capire se comunque è generalizzato il concetto di rinviato a giudizio, di persona in attesa di giudizio, perché in questo caso si stopperebbe qualsiasi ragionamento, a prescindere dal tipo di reato contestato. O se invece ci sono dei distinguo e si può sbloccare la situazione.
Questa cosa potrebbe alla fine rimettere in discussione anche alcune candidature?
Potrebbe, certo, ma non credo che il quadro provinciale abbia le competenze per definire la questione, visto che la candidata alla presidenza ha dato un input così forte. Penso che le valutazioni vadano trasferite in altri luoghi. Ripeto, noi come PD provinciale rispettiamo quello che è stato richiesto dalla Chinnici e che però va validato e sottoscritto dal PD regionale, che adesso valuterà le questioni e prenderà una decisione. Esiste uno statuto che rimanda al codice etico e morale, non è una legge, però sono valutazioni della commissione di garanzia del partito, che deve capire per bene cosa fare. Si devono mettere insieme due elementi: il valore dei contenuti e lo spessore elettorale, nel rispetto di alcune indicazioni morali del partito. Si deve trovare la quadra.
Sulle liste regionali e nazionali avete già definito tutto? Per le nazionali, ad esempio, è uscito fuori il nome di Glenda Raiti.
Sulle nazionali, la Raiti dovrebbe essere al secondo posto del proporzionale alla Camera. Poi stiamo lavorando sulla mia candidatura all’uninominale al Senato e poi quella di Antonio Nicita al Senato, per il proporzionale. Sulle regionali, ad inizio settimana dovremmo chiudere le liste.
Come è finita con la questione Carta alle regionali? In queste ore si è fatta spazio l’ipotesi, poi smentita dallo stesso Carta, di una sua candidatura con l’Udc.
Su Carta, visto quanto disposto dalla Chinnici sulle pendenze giudiziarie, credo che spetti alla candidata presidente e ai vertici regionali del partito decidere. C’è una circolare che è giunta a tutte le sedi provinciali. Ne abbiamo preso atto e quindi lasciamo che la valutazione avvenga nei luoghi deputati.
Quindi, alla luce di ciò, possiamo escludere la candidatura di Carta con il PD?
Noi prendiamo atto di quello che è scritto nella circolare inviata dal partito regionale e, pur ritenendo positiva l’adesione di Carta, sul piano dei contenuti di un sindaco all’altezza della situazione, non possiamo però non tener conto della volontà della candidata presidente e dell’avallo che il partito ha dato a questa posizione.












