A 32 giorni dal voto, lo scenario politico siciliano è segnato soprattutto dal caos esploso nel centrosinistra dopo la rottura con i 5 Stelle
Mancano 32 giorni al voto, che in Sicilia sarà duplice, dal momento che i siciliani saranno chiamati alle urne sia per le politiche sia per le regionali. I partiti sono in pieno fermento e hanno terminato il complesso e faticoso lavoro di composizione delle alleanze e delle liste. Sul piano nazionale, lo scenario è piuttosto definito, con l’ufficializzazione delle liste per Camera e Senato, rispetto alle quali non sono comunque mancate le polemiche. Nel centrodestra, ad esempio, si è registrata un po’ di agitazione sui cosiddetti “paracadutati”, ossia gli esponenti non siciliani inseriti in collegi sicuri al posto di esponenti autoctoni.
Se, però, per le elezioni politiche tutto ormai è stato in qualche modo deciso, per quel che riguarda le regionali lo scenario è piuttosto incandescente. Partiamo dal fronte in apparenza più tranquillo, cioè il centrodestra, che sembra aver trovato la giusta serenità, dopo le tensioni legate alle vicende che hanno preceduto la scelta del candidato presidente. C’è solo una piccola frattura che si rintraccia nella protesta di sindaci e amministratori catanesi di Forza Italia, i quali, attraverso una lettera, hanno criticato l’esclusione dalle liste nazionali di Marco Falcone, assessore regionale a Infrastrutture e Trasporti. Nulla di grave, comunque, all’interno di una coalizione che sembra ormai aver trovato la quadra e che, sulla base dei calcoli e dei numeri relativi alle forze e agli esponenti che ne fanno parte, viaggia con ottimismo verso la vittoria.
Nel cosiddetto terzo polo la situazione è molto tranquilla, con la scelta del candidato presidente ricaduta su Armao e con l’accordo, a livello nazionale, sui candidati che comporranno il listone dell’alleanza Renzi-Calenda. Chi da tempo si muove con sicurezza e spavalderia, è invece l’outsider di questa tornata elettorale, quel Cateno De Luca che è riuscito a superare con disinvoltura anche la rottura con uno dei tre volti del movimento “Sud chiama Nord”, ossia l’ex grillino Dino Giarrusso, sparito dai radar senza fare il minimo rumore. L’ex sindaco di Messina ha già riempito le liste, scegliendo i candidati dalla società civile, mentre sul candidato presidente della sua lista personale, per ovvie ragioni, non ha avuto mai né dubbi né il bisogno di ricorrere a contrattazioni, discussioni o primarie. Sarà lui a cercare di contendersi il ruolo di governatore con i candidati dei tre poli.
E qui arriviamo al punto dolente. Non ci sono più certezze, infatti, sul nome del candidato del centrosinistra, visto che, dopo l’annunciata rottura dell’accordo elettorale tra 5 Stelle e PD, Caterina Chinnici, che era stata scelta attraverso le primarie, sembrerebbe intenzionata a fare un passo indietro. Una decisione, ritenuta sempre più probabile nelle ultime ore, che rimescolerebbe completamente la situazione, mettendo in crisi il centrosinistra, già dilaniato da polemiche interne. La rottura di Conte con il PD, motivata da dissidi sul programma e dall’indisponibilità di una parte dello stesso PD di accettare la richiesta della Chinnici di non candidare chi ha procedimenti giudiziari in corso, sembra aver fatto saltare il banco. I 5 Stelle correranno da soli e in tal senso hanno già indicato il nome del loro candidato alla presidenza, che sarà Nuccio Di Paola, attuale referente regionale del Movimento. Chi adesso si trova in evidente difficoltà è il Partito Democratico, rimasto senza l’alleato più grosso (a livello di consenso elettorale) e in mezzo alla bufera interna. Tra i democratici, infatti, stanno già volando gli stracci, con critiche durissime al segretario regionale Barbagallo per come ha gestito tutta questa fase elettorale. Ma il PD adesso deve fare i conti anche con l’altro pezzo dell’originaria alleanza, vale a dire il movimento Cento Passi. Il leader Claudio Fava, in una dichiarazione rilasciata all’ANSA, ha infatti avvisato il PD, affermando che se non dovessero arrivare “parole chiare su come e con chi procedere in questa campagna elettorale, se non ci sarà immediatamente un luogo di discussione su tutte le scelte strategiche e di governo, vorrà dire che la coalizione progressista non esiste più. E il movimento Cento Passi ne trarrà le conseguenze”. Una dichiarazione che sa di ultimatum. Non è da escludere, a questo punto, che ci siano tre candidature differenti e solitarie nell’alveo del centrosinistra: quella già certa dei 5 Stelle (Di Paola), quella probabile dei Cento Passi (Fava), quella scontata del PD. E in quest’ultimo caso, sarà ancora la Chinnici la candidata? Opzione tutt’altro che scontata al momento. E se non fosse la Chinnici, chi sceglierà il PD? In mezzo a contrasti e dissidi che risalgono già alla scelta di utilizzare le primarie come strumento di selezione, i democratici saranno capaci di trovare, in breve tempo, l’accordo su un nome che possa essere condiviso da tutti e competitivo? Nelle prossime ore sapremo. Intanto, però, il tempo stringe e il rischio di una nuova frammentazione aumenta di ora in ora. In questo modo è sempre più probabile che, allo stato attuale e salvo colpi di scena, quella del centrosinistra alle regionali sarà una gara solitaria e, dunque, una gara a perdere. Con in più tante grane interne da risolvere già dal giorno dopo il voto.












