Il deputato 5 Stelle: “Rdc, strumento necessario. Se il centrodestra vincesse e lo abolisse, noi in Sicilia ne proporremo una versione regionale”
Mentre in Sicilia, i dati parlano di un aumento sensibile del numero di richiedenti del reddito di cittadinanza, lo strumento voluto fortemente dai 5 Stelle per alleviare la situazione delle persone in difficoltà, il tema della sua abolizione o conferma è diventato centrale nel dibattito politico. Sia a livello nazionale sia regionale. Ancor più in questo momento, nel quale nell’isola è in corso una intensa campagna elettorale in vista del doppio appuntamento del 25 settembre con l’Election Day per politiche e regionali.
I leader nazionali degli schieramenti hanno cominciato a sbarcare in Sicilia per il consueto giro elettorale e, inevitabilmente, la questione del reddito di cittadinanza è emersa con una certa frequenza. Se la Meloni ha apertamente dichiarato la sua volontà di abolire lo strumento, inserendo questo punto perfino nel programma di FdI, nelle ultime ore alcuni leader, da tempo impegnati
nella dura critica alla misura, davanti alla platea siciliana d’improvviso sembrano aver ammorbidito la loro linea. È il caso di Matteo Salvini, il quale ha affermato, a nome del centrodestra (chissà come la prenderà Giorgia Meloni…), la volontà di mantenere la misura per chi non può lavorare, come disabili, minori, ultrasessantenni e di toglierla a chi rifiuta un impiego. Più o meno la stessa posizione di un altro ex detrattore del Rdc, Carlo Calenda, che adesso non parla più di abolizione, ma aggiunge la necessità di formare seriamente chi è in grado di lavorare. Leggermente diversa la posizione del PD siciliano, o quantomeno di un suo esponente di punta, Giuseppe Provenzano, il quale ha ribadito la necessità di migliorare il reddito di cittadinanza, affermando che “pensare di abolirlo in questo momento non significa combattere la povertà ma combattere i poveri”.
Nessuno di loro, però, fa accenno all’aspetto più importante, ossia la responsabilità delle regioni, che al momento sono in forte ritardo sul piano delle assunzioni nei centri per l’impiego (“…ne hanno fatto solo il 30%: 14 su 20 sono amministrate dal centrodestra che vuole abolire la misura”, ha sottolineato oggi l’ex premier Conte in una intervista su Repubblica). Insomma, la giravolta sul tema, da parte soprattutto del centrodestra e di Calenda, sembra più una trovata elettorale che il frutto di un sincero ravvedimento.
Di reddito di cittadinanza, dell’aumento delle richieste in Sicilia e del suo utilizzo politico in campagna elettorale, abbiamo parlato con Stefano Zito, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, nell’intervista rilasciata a SiracusaPress.
I dati parlano di un aumento delle richieste di attivazione e di rinnovo del reddito di cittadinanza in Sicilia, giusto in un momento nel quale questo strumento, soprattutto qualora vincesse il centrodestra, rischia di essere abolito. Come commenta questa tendenza nell’isola?
Da un lato è preoccupante, perché se si registra questa crescita vuol dire che indirettamente aumenta anche la povertà. Dall’altro è un fatto positivo, perché abbiamo a disposizione uno strumento che permette di dare sostegno a persone che sono, magari anche temporaneamente, in difficoltà. Ecco perché si tratta di una misura necessaria adesso. Poi, mi auguro che tra dieci anni sarà meno utile, perché vorrà dire che avremo più lavoro, meno povertà e una situazione migliore. In questo momento, però, è fondamentale. Il reddito di cittadinanza è una sorta di tampone che serve nelle fasi economiche difficili, che riguardano solo il nostro Paese oppure internazionali ma che si riflettono sul nostro Paese, mentre si contrarrà quando saranno state fatte le riforme necessarie per portare l’Italia in una dimensione sociale ed economica da nazione civile. È uno strumento che deve esserci, perché al momento giusto diventa un paracadute utile a tante persone.
Come è stato durante la pandemia…
Durante la pandemia e anche oggi di fronte alla crisi economica ed energetica, con le imprese in difficoltà e con le persone che perdono il lavoro e che possono trovare un importante sostegno.
Molti dicono che questo strumento possa essere migliorato e corretto. Qual è il suo parere su questo punto?
Che possa essere migliorato è ovvio. Vanno potenziati sicuramente i controlli, e questo non vale solo per il reddito di cittadinanza ma anche per altri aspetti, a partire dagli ispettorati del lavoro. I controlli devono riguardare anche chi gestisce la compilazione delle domande e suggerisce e trova modalità di accesso al reddito di cittadinanza a chi non ne avrebbe diritto. Accanto al potenziamento dei controlli, bisogna aumentare le sanzioni per chi sbaglia, ma soprattutto rimediare al gravissimo errore delle regioni.
Cioè?
Nel 2019 con la legge di bilancio, decreto n.4/2019, sono stati stanziati dei fondi, da ripartire alle Regioni, per potenziare i centri per l’impiego con le assunzioni a tempo indeterminato. Va detto, infatti, che una grossa componente dello strumento del reddito di cittadinanza è la possibilità di agevolare l’incontro tra domanda e offerta. Il sistema non ha funzionato a dovere a causa delle Regioni, che avrebbero dovuto indire i concorsi. In Sicilia, ad esempio, la
Regione ha indetto il bando di concorso solamente il 28 dicembre 2021 e i test sono stati effettuati a maggio 2022, quindi sono stati persi tre anni e oggi le graduatorie non sono ancora pronte. Quello delle Regioni che non hanno adempiuto ai loro compiti, pertanto, è un punto fondamentale, è il cuore della questione.
A proposito di regioni e di Sicilia. In questi giorni di campagna elettorale per le regionali, alcuni leader politici che hanno sempre attaccato duramente il reddito di cittadinanza parlando di abolizione, come ad esempio Salvini e Calenda, adesso sembrano aver cambiato idea e parlano di mantenerlo e di escludere solo chi non vuole lavorare o gli eventuali furbetti. Come si spiega questo cambio di direzione improvviso?
Credo sia naturale che loro cambino idea, ma non sono credibili, perché quando vengono in Sicilia parlano con gli agricoltori, promettendo di dar loro una mano, si rivolgono in maniera rassicurante ai percettori di reddito di cittadinanza, sapendo che in Sicilia sono tanti, mentre magari al nord sposano la tesi contraria per venire incontro agli imprenditori che chiedono l’abolizione del Rdc. La verità è che, dopo l’uscita boomerang della Meloni contro il Rdc, qualcuno sta cercando di rimediare, soprattutto il centrodestra, e quando dico centrodestra mi riferisco anche a Calenda e Renzi, perché di sinistra loro hanno ben poco.
Parlando dei 5 Stelle, invece, in questa campagna elettorale toccherete anche voi il tema del reddito di cittadinanza? E quali saranno le altre questioni centrali nel vostro programma per la Sicilia?
Sicuramente parleremo di reddito di cittadinanza, anche se è una misura nazionale. Con i colleghi di Palermo, pensiamo di inserire una clausola nel nostro programma: qualora noi dovessimo vincere in Sicilia e a Roma dovesse vincere il centrodestra, che sicuramente abolirà il Rdc, ci impegneremo a creare noi una misura di sostegno regionale. Speriamo di no, perché siamo un Paese e non un’isola e il reddito di cittadinanza è utile un po’ ovunque. In un momento di crisi come questo, però, dovremmo necessariamente essere pronti a trovare l’alternativa attraverso fondi extra regionali, come fondi europei o PNRR. Non sarebbe la stessa cosa, ma almeno potrebbe tamponare le situazioni di difficoltà. Un altro tema è la sanità, dove bisogna cercare di rimettere il paziente al centro. Spesso si parla di direttori generali, ma ci si dimentica dell’elemento centrale del sistema, che è il paziente con le sue esigenze. Infine, l’ambiente, il ciclo dei rifiuti e soprattutto la transazione energetica. Se ci fossimo impegnati, già 15 anni fa, in tutto quello che è l’energia rinnovabile, la tutela dell’ambiente, l’istituzione e la tutela delle riserve, sicuramente oggi ci troveremmo in una condizione di gran lunga migliore.












