Secondo i sondaggi, la percentuale di astenuti potrebbe attestarsi tra il 30 e il 35%, un dato che dovrebbe preoccupare tutte le forze politiche
Settembre è iniziato e le elezioni politiche di giorno 25 si avvicinano. La campagna elettorale è entrata già nel vivo e, come previsto, non è certo una campagna semplice e appassionante. Pochi temi, formule vecchie, trasformismo imbarazzante, facce già viste che cercano di rigenerarsi e di liberarsi dalla naftalina di una lunga e improduttiva carriera politica. A ciò si aggiunga la debolezza dei programmi (assenti o approssimativi) e la litigiosità tra le forze politiche, più impegnate ad accusare o screditare gli avversari che a presentare in maniera dettagliata le rispettive ricette per il Paese, confrontandosi in materia costruttiva sulle differenze. In questo caos, nel quale i sondaggi sono la sola scintilla che accende il fuoco della comunicazione e ne stabilisce tono e direzione, gli elettori sembrano essere l’ultima ruota del carro: riempiti di promesse contraddittorie e investiti da valanghe di questioni insignificanti che vengono trasformate in temi centrali rispetto ai quali spendere fiumi di parole.
Gli elettori sono visti più come masse confuse e fluttuanti da sedurre e stabilizzare nella cassaforte del consenso, che come cittadini che vivono una fase economica terribile, con il caro energia, l’emergenza climatica, una situazione sociale esplosiva, e che hanno pertanto bisogno di risposte reali e realizzabili. Quello che conta è dar loro ragione, promettere senza alcun limite alla fantasia e senza alcuna connessione con la realtà fatta di leggi, regole, limiti costituzionali, obblighi internazionali. Si può dire tutto e il contrario di tutto, riproporre ricette vecchissime, ricreare situazioni già viste e sentite tante volte. Nella prima campagna elettorale estiva, caratterizzata dalla frenesia, dalla rapidità e dall’assenza di programmi concreti e di visioni complessive, l’elettore è in buona parte sperduto. Sempre più stanco del rumore e del disordine, sempre più sfiduciato e lontano dalla politica e dalle sue dinamiche. Ciò produce disaffezione, che ha come conseguenza la scarsa motivazione al voto.
A confermarlo sono le previsioni sull’astensionismo per le imminenti elezioni politiche, che raccontano un sostanziale incremento della percentuale di coloro che non si recheranno alle urne. Se nella tornata elettorale del 2018, gli astenuti costituirono il 27,1%, oggi si prevede, al momento, una percentuale che secondo i sondaggisti potrebbe arrivare al 30-35%. Sarebbe un’enormità per una democrazia moderna, il segno di un cortocircuito tra partiti e corpo elettorale. Un dato allarmante che la politica continua a ignorare, preferendo muoversi nel campo della polarizzazione del consenso (elemento proficuo per la comunicazione sul web e sui social, che hanno ormai marginalizzato la mediazione di portavoce e uffici stampa) o della conquista di quella parte dell’elettorato che oscilla, senza una idea precisa, a seconda della convenienza o del tema o del leader del momento. Il resto, che racchiude una forte componente di delusi o di persone che non riescono più a trovare un riferimento credibile per i propri valori, rimane fuori, tra la rassegnazione per una situazione irreversibile e la speranza remota che arrivi una novità seria o che si ritorni a una politica che, al di là delle divergenze di parte, abbia come faro l’interesse collettivo.
Andando a leggere le risposte del campione interpellato dal sondaggio effettuato, tre settimane fa, da Quorum/You Trend per Sky Tg24 (nel quale la percentuale di indecisi e astenuti risultava essere il 38,7%), le principali e più forti ragioni dell’astensionismo sarebbero le seguenti: i politici non fanno gli interessi dei cittadini (52%); i partiti non mantengono mai le promesse (49%); sfiducia nel funzionamento della democrazia (37%); assenza di leader capaci (34%); non si può scegliere chi votare, ma solo accettare i nomi imposti dai partiti (25%); i candidati sono sempre gli stessi e sempre più italiani non sono rappresentati (23%). Risposte che certificano un malessere profondo, che la pandemia e la crisi economica attuale ha sicuramente acuito. Un sentimento di distacco di cui la politica oggi sembra non curarsi, ma con cui certamente, prima o poi, dovrà fare i conti, soprattutto se il dato continuerà ad aumentare, diventando ancora più preoccupante.












