Mancano 40 giorni all’ora “X”
Avevamo lanciato l’allarme per i 50 giorni che ci separavano dalla possibilissima ecatombe industriale ed economica a causa dell’embargo del petrolio russo ( causa guerra in Ucraina) nei confronti della raffineria Lukoil ( di proprietà russa) che così tanto rappresenta per gli equilibri economici nel polo industriale di Siracusa come anche per l’approvvigionamento energetico in Italia ( circa 25% del carburante per gli autoveicoli i nel nostro paese) – afferma Davide Fazio, Presindente Unionports – ora non possiamo ancora fare altro che rivedere i numeri e dire che a quel disastro annunciato non mancano 50 giorni ma 40.
Un conto alla rovescia su cui si sta perdendo troppo tempo mentre incombe un rischio epocale
E, ci spiace dirlo, assistiamo, escludendo il comune di Augusta che si è attivato, , ad un grande silenzio da parte delle istituzioni del territorio, a partire dagli altri comuni. Come se l’oltre 50 per cento di PIL rappresentato dal comparto industriale sia solo un benefit per Augusta e non per tutta la provincia e la Sicilia.
Ora – prosegue Fazio – apprendiamo che , il neoinsediato governo sta lavorando su questo dossier. Il neo ministro Adolfo Urso ( succeduto a Giorgetti) ha infatti fatto trapelare sulla stampa che il nuovo governo sta valutando una ipotesi di soluzione che , pare, il governo Draghi aveva scartato. E cioè la nazionalizzazione temporanea di Lukoil che farebbe cadere i vicoli da embargo. Una ipotesi, per altro, caldeggiata dalla sessa UnionPorts già qualche mese fa.
Nei giorni precedenti, inoltre, il neo senatore del PD Antonio Nicita aveva intravisto un’altra soluzione tramite la garanzia pubbliche (c’è una società pubblica ad hoc) dei crediti che le banche dovrebbe concedere a Lukoil per potere proseguire nella produzione. Secondo il Senatore del Pd, Antonio Nicita, infatti: “Il congelamento di ulteriori riunioni del tavolo istituito mesi fa, in sede Mise, necessita a questo punto un intervento urgente del Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), istituito presso il Ministero di Economia e Finanze. Si tratta, infatti, dell’autorità italiana competente sui temi relativi alle sanzioni in vigore disposte dall’UE e alla legislazione europea in relazione alle misure restrittive di carattere finanziario. Nell’imminenza della data di embargo, solo un intervento del CSF può eliminare ogni incertezza giuridica circa la compatibilità, con l’attuale impianto sanzionatorio europeo, dell’importazione di petrolio non russo, consentendo alle banche interessate di riprendere l’erogazione delle necessarie linee di credito, al fine di consentire la continuità dell’operatività dell’impianto.”
Inoltre sembrerebbe avviata, stando alle dichiarazioni del Sentaore Nicita: “l’attivazione del CSF e le connesse interlocuzioni con le banche per una soluzione che intanto garantisca la continuità dell’attività dell’impatto, nonché individui ulteriori misuri strutturali di medio-lungo periodo. Con i colleghi della deputazione parlamentare siracusana, con i quali siamo in constante contatto, seguiremo gli sviluppi.”
“Tutte ipotesi interessanti – prosegue Fazio – ma che svaniscono un attimo dopo la pubblicazione sui giornali.”
“Ebbene, come UnionPorts proponiamo un incontro pubblico presso una sede istituzionale ( Prefettura) fra gli operatori economici della zona, le loro organizzazioni, i sindacati e la deputazione nazionale e regionale con un esponente del Governo qualificato sul tema. Magari lo stesso ministro. Poiché a questo punto è il caso ( dato il tempo ristretto) che una fonte autorevole e qualificata desse le risposte e i chiarimenti attesi, una volta per tutte – conclude il Presidente di Unionports – invitiamo il Prefetto di sollecitare tale ipotesi poichè 40 giorni potrebbero essere troppo pochi per la soluzione.”












