Ribaltata la decisione del Gip: i giudici ritengono validi i parametri del decreto “Bilanciamento”. L’impianto resta sotto sequestro ma attivo. La Procura valuta il ricorso in Cassazione
Il depuratore consortile Ias può continuare la sua attività. È questa la decisione, che apprendiamo dalle pagine del quotidiano “La Sicilia”, del Tribunale del Riesame di Siracusa che segna un punto decisivo – forse di svolta – nella lunga battaglia legale che vede contrapposte le esigenze produttive del Polo Petrochimico e la tutela ambientale.
I giudici hanno accolto le tesi difensive, annullando l’ordinanza emessa dal Gip lo scorso 31 luglio 2024. In quell’occasione, il giudice per le indagini preliminari aveva disapplicato il decreto interministeriale di “Bilanciamento”, ritenendolo troppo sbilanciato a favore dell’industria a discapito della salute pubblica. Il Riesame, invece, ha ritenuto legittimi i parametri fissati dal Governo, autorizzando di fatto la prosecuzione delle attività dell’impianto di Priolo, della raffineria Isab e di Priolo Servizi, pur mantenendo il sequestro della struttura.
La vittoria del “Modello Ilva”
La decisione conferma la validità del percorso intrapreso dall’Esecutivo a inizio 2023, quando, per scongiurare il collasso della zona industriale, dichiarò gli impianti di “interesse strategico nazionale”. Una mossa, simile al “Salva Ilva”, che ha permesso di operare in deroga temporanea alla normativa ambientale ordinaria attraverso, appunto, il decreto di bilanciamento ora validato dai giudici aretusei.
La reazione della Procura
Incassato il colpo, dagli uffici della Procura di Siracusa filtra cautela. Secondo quanto appreso, i magistrati considerano la pronuncia del Riesame un provvedimento prettamente “tecnico” che non entra nel merito delle responsabilità penali. Tuttavia, l’accusa sta valutando seriamente la possibilità di presentare ricorso in Cassazione contro questa decisione.
L’inchiesta madre verso il ridimensionamento?
Sullo sfondo resta il procedimento principale, quello scaturito dal sequestro della primavera 2022 con l’accusa gravissima di disastro ambientale a carico di 19 persone fisiche e 7 società. Proprio su questo fronte, però, emergono novità rilevanti. L’incidente probatorio si è concluso due settimane fa con una perizia che, secondo indiscrezioni, non avrebbe soddisfatto le aspettative dell’accusa. Alla luce di queste risultanze tecniche, l’ipotesi di reato di disastro ambientale potrebbe vacillare ed essere derubricata, ridisegnando completamente lo scenario processuale.












