Il sindacato di base Cub rivela i dettagli di un incontro tra azienda e parti sociali: organici ridotti all’osso e servizi a rischio. Dal 1994 persi oltre 100mila posti di lavoro: “Utili miliardari fatti sulla pelle dei dipendenti”
Una nuova mannaia occupazionale rischia di abbattersi sul gigante della logistica e dei servizi finanziari italiani. Poste Italiane si starebbe preparando a tagliare “almeno 3.400 posti di lavoro” entro il 2027.
A lanciare l’allarme è il sindacato di base Cub (Confederazione Unitaria di Base), facendo riferimento a una comunicazione ufficiale emersa durante un incontro tenutosi lo scorso 23 dicembre tra la divisione Risorse Umane del gruppo e le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto nazionale.
I numeri del “dimagrimento” L’analisi del sindacato è impietosa e traccia una parabola discendente della forza lavoro. Secondo la Cub, la strategia aziendale punta a massimizzare i profitti riducendo il personale: si è passati dalle 222.000 unità del 1994 alle meno di 110.000 attuali nel 2025. “Gli utili miliardari ricavati da Poste Italiane sono assolutamente collegati alla strage di posti di lavoro”, attacca il sindacato, sottolineando come i risparmi sugli stipendi costituiscano ormai “il pilastro del successo” finanziario dell’azienda.
Meno uffici, tariffe più alte Il taglio del personale si riflette inevitabilmente sulla presenza capillare nel territorio, un tema molto sentito anche in provincia di Siracusa dove spesso i piccoli centri soffrono la riduzione dei servizi. La Cub ricorda la chiusura definitiva di 2.000 uffici postali (sugli iniziali 14.400) e il depotenziamento di quelli rimasti aperti, spesso caratterizzati da “orari ridotti e sempre meno sportelli operativi”. Il risultato? Disagi crescenti per gli utenti e code infinite, a fronte di un “aumento sproporzionato delle tariffe dei servizi postali”.
La richiesta: “Via i privati” Di fronte a quello che viene definito un peggioramento delle condizioni di lavoro – con aumento di stress, malattie e infortuni – la Cub avanza una richiesta radicale: “Ripristinare la gestione pubblica al 100%”. Secondo la sigla di base, questa è “l’unica soluzione alla via speculativa aziendale” che ha provocato l’erosione dell’occupazione e la sfiducia dei cittadini verso il servizio postale nazionale.