Comitato Dante Alighieri e FIDAPA presentano “Sciascia scrittore del Novecento”. Bellassai, Pantano e Palumbo Mosca analizzano verità e impegno civile
L’11 gennaio scorso, presso l’ Urban Center di Siracusa, si è svolta la conferenza su “Leonardo Sciascia scrittore del Novecento”, promossa in collaborazione dal Comitato Dante Alighieri di Siracusa e dalla FIDAPA – sezione di Siracusa.
L’incontro è stato introdotto dai saluti istituzionali della presidente del Comitato Dante Alighieri, Maria Teresa Mangano, e della presidente FIDAPA, Lucia Barcio, che hanno sottolineato il valore culturale e civile dell’iniziativa, in una sala davvero gremita di presenti.
Protagonisti del dibattito sono stati i Prof.ri Nunzio Bellassai, dottorando all’Università La Sapienza di Roma, e Alessandra Pantano, dottoranda all’Università di Siviglia, in dialogo con il Prof. Raffaello Palumbo Mosca dell’Università di Torino, offrendo una lettura articolata e attuale dell’opera dello scrittore siciliano.
Nel corso dell’incontro è emerso il passaggio di Sciascia dal neorealismo a una fase più matura e problematica, segnata da romanzi come Il giorno della civetta e Il Consiglio d’Egitt, nei quali la narrazione diventa strumento di indagine critica del potere.
Bellassai ha ricordato come Sciascia, inizialmente attratto dal teatro, si dichiarasse poi “stravolto” dal ruolo del regista delle sue messe in scena, colpevole di interpretare e alterare verità che per lo scrittore dovevano restare intatte.
Pantano ha sottolineato la consapevolezza di Sciascia di essere figlio di una terra segnata dalla mafia, pur rifiutando l’etichetta di “mafiologo”, come affermò in un’intervista al Corriere della Sera. Il suo legame con la Sicilia era indissolubile e lo portava ad analizzarne ogni aspetto, secondo l’idea che la verità, attraverso l’elaborazione poetica, diventi più autentica della realtà stessa .
Palumbo Mosca ha infine evidenziato i tratti fondanti dell’opera sciasciana: ricerca della verità, stile limpido, impegno civile, ironia, soffermandosi sull’Affaire Moro e sul dialogo con Manzoni.
Ne emerge un nuovo illuminismo, che invita ad accertare la verità anche a costo di restare soli. Un’eredità preziosa, da preservare in tempi duri come questi.




