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Fenomeni sempre più diffusi, che colpiscono senza sosta e in ogni parte della città
Un parco e le sue strutture, parti di impianti sportivi dentro la Cittadella dello Sport, una giostra per bambini, il bagno del palazzetto dello Sport, i bagni del cimitero, gli arredi del Santuario della Madonna delle Lacrime, il parcheggio Talete, la casetta dell’acqua di via Barresi, che rifornisce di acqua gratuita un intero quartiere. Sono solo alcuni dei luoghi e delle strutture oggetto della ferocia del vandalismo e della microcriminalità, a Siracusa.
Fenomeni sempre più diffusi, che colpiscono senza sosta e in ogni parte della città. Vandali, ladri, criminali di quart’ordine che trovano soddisfazione nel distruggere tutto quello che altri hanno costruito. Non un semplice disprezzo per le cose materiali, ma un totale disinteresse per la comunità, per la cittadinanza, per chi usufruisce di un servizio, di un luogo, di uno spazio. Non è questione di quartieri o di fasce popolari, come qualcuno in maniera sbrigativa e superficiale vuole far credere, ma è un problema generale, che riguarda qualsiasi quartiere, qualsiasi tipologia di ambiente familiare e sociale.
Spesso si tratta di persone molto giovani, alcune ruotanti attorno al triste emisfero della criminalità o microcriminalità cittadina, altre semplicemente annoiate o vogliose di fare la cosiddetta “bravata”, magari da riprendere con lo smartphone. Non c’è alcuna logica nel vandalismo, non esiste alcuna ragione nel devastare una giostra o un impianto sportivo, togliendo a dei bambini o ad altri ragazzi la possibilità di stare all’aria aperta, giocare, praticare un’attività fisica o una disciplina sportiva. La cittadinanza si sente impotente davanti alle azioni, spesso notturne, che difficilmente si possono prevenire, ma che sicuramente bisogna in qualche modo scoraggiare.
Come? Difficile rispondere. Perché è vero che non si può assolutamente pensare di militarizzare un territorio o riempirlo di telecamere, né si può pensare che la scuola, da sola, possa arginare un fenomeno incontrollato, capillare, violento. La cultura è la risposta più ovvia, ma spesso anche molto retorica e poco concreta. Le famiglie sono il luogo nel quale certi meccanismi andrebbero disinnescati, ma sappiamo che i rapporti familiari sono sempre più liquefatti e comunque non sono necessariamente armonici e virtuosi. Andando allora a vedere quello che è avvenuto in tante città o in altri casi simili, un argine al vandalismo può essere indubbiamente il senso civico, l’amore per la cosa pubblica, per il bene comune. Comprendere quanto sia importante un parco, quanto sia utile una casetta dell’acqua che fornisce gratuitamente un bene prezioso ed essenziale, avere contezza dell’importanza di un impianto sportivo funzionante, e così via, significa aumentare l’amore per quei luoghi e la voglia di difenderli.
Accanto all’opera di forze dell’ordine, scuole, istituzioni, quello che più rileva è dunque il ruolo del cittadino. Che deve vigilare, denunciare, difendere la bellezza del bene comune. Per fare un esempio, qualche anno fa, a Milano, in un quartiere periferico, Quarto Oggiaro, noto più per la presenza criminale che per la sua storia e per la vitalità delle associazioni, esisteva un parco antico e bellissimo, lasciato a se stesso, divenuto territorio inaccessibile se non per criminali, spacciatori e tossicodipendenti. La splendida e storica villa che insisteva sul parco era continuamente vandalizzata. Quando si è deciso di riqualificare e rimettere a posto sia il parco che la villa e la gente ha potuto riassaporare la bellezza di quell’immenso spazio verde, unico in mezzo al grigio dei palazzoni, i residenti hanno iniziato a vigilare, denunciando ogni tentativo di violazione o di vandalizzazione del parco e della villa, che ancora oggi sono il fiore all’occhiello del quartiere. E lo abbiamo visto anche qui, con il parco Robinson di Bosco Minniti, che quando è stato riconsegnato ai cittadini, che sono tornati a popolarlo e sentirlo proprio, prima sotto la gestione della parrocchia e poi del Comune, non è stato più devastato come quando era lasciato a se stesso. Perché sono i cittadini stessi a difendere quello spazio.
Ecco, la stessa cosa vale per una giostra o per la casetta dell’acqua che è un servizio essenziale per un’intera area. Chi ha devastato questi beni è nemico della comunità, del quartiere e della città. Forse la soluzione allora è solo quella di rendere più concreto e visibile l’amore per la città, per il bene comune, per il patrimonio collettivo. Forse bisogna promuovere di più la bellezza, gli spazi comuni, anche tra i giovani, per sottolineare l’importanza di avere a disposizione un luogo o un servizio che funziona. In poche parole, l’unico vero antidoto al vandalismo è il senso civico. E non basta parlarne o stimolarlo con le parole. È necessario fare in modo che diventi intrinseco, forte, sentito, reale. In modo che ogni atto vandalico venga vissuto come una ferita collettiva e produca una reazione che porti alla denuncia, alla sanzione normativa e morale, alla difesa di un bene che appartiene a tutti.
Per riuscirci serve lo sforzo di ciascuno: dell’amministrazione e delle forze dell’ordine, che devono far sentire a chi denuncia la presenza dello Stato, della scuola, che deve poter lavorare nelle migliori condizioni, e soprattutto della cittadinanza virtuosa, che deve attivarsi, agire, sentirsi parte di questa città e tutelarla in ogni momento. Solo così, solo amando davvero Siracusa in ogni suo angolo si potrà percepire il vandalismo come qualcosa di profondamente violento e da combattere giorno per giorno. Tutti insieme.
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