Aggiornato al 05/01/2026 - 18:16
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Vigilanza Italia

Siracusa, proclamato lo stato di agitazione per i portieri ASP, stipendi in ritardo

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Fisascat e Ust Cisl alzano la voce: “Novembre e dicembre non pagati, rateizzate unilateralmente 13esima e 14esima”. Coinvolte 30 famiglie che garantiscono i servizi fiduciari nelle strutture sanitarie. Chiesto tavolo urgente in Prefettura

Le festività natalizie sono passate, ma per i lavoratori della Vigilanza Italia S.r.l. sotto l’albero non c’è stato alcun regalo, né tantomeno lo stipendio dovuto. È una situazione critica quella denunciata oggi, 5 gennaio 2026, dalla Fisascat Cisl e dalla Ust Cisl Ragusa Siracusa, che hanno ufficialmente dichiarato lo stato di agitazione dei dipendenti impiegati come addetti ai servizi fiduciari di portierato presso le sedi dell’ASP di Siracusa.

I sindacati hanno richiesto l’avvio delle procedure di raffreddamento in Prefettura, una mossa necessaria in risposta al silenzio dell’azienda sui mancati pagamenti.

“Neanche i Re Magi passeranno per queste famiglie”

Il quadro descritto dai rappresentanti sindacali è drammatico. Sono circa trenta le famiglie coinvolte, rimaste senza retribuzione proprio nel periodo più importante dell’anno. «Dopo Natale e Capodanno senza soldi, anche i Re Magi non passeranno dalle case delle trenta famiglie interessate – sottolinea con amarezza Teresa Pintacorona, segretaria generale della Fisascat –. Lo stato di agitazione è il minimo che in questo momento si possa pretendere».

Le accuse: stipendi saltati e rateizzazioni unilaterali

A rincarare la dose è Giovanni Migliore, segretario generale della Ust Cisl Ragusa Siracusa, che definisce il comportamento dell’azienda “irresponsabile e inconcepibile”. Le irregolarità denunciate sono molteplici e gravi:

  • Mancato pagamento degli stipendi di novembre e dicembre.

  • Rateizzazione unilaterale della tredicesima e quattordicesima mensilità, decisa senza alcun accordo sindacale o individuale.

  • Mancato versamento della cessione del quinto alle finanziarie: una trattenuta effettuata in busta paga ma non versata ai creditori, che espone i lavoratori a rischi legali e bancari, aumentando le loro difficoltà economiche.

Basta promesse via chat: ora si va dal Prefetto

La misura è colma. I sindacati riferiscono di rassicurazioni informali che non hanno mai trovato riscontro nella realtà. «Non basteranno più le rassicurazioni via chat – tuonano Migliore e Pintacorona –. Promesse e impegni vengano a darle davanti al Prefetto. I lavoratori sono stanchi degli imbarazzanti messaggi e delle false rassicurazioni aziendali».

I dipendenti, che continuano a garantire turni e servizi nelle strutture ospedaliere nonostante la mancanza di retribuzione, sono pronti a inasprire la protesta. Il tavolo prefettizio sarà l’ultimo tentativo di conciliazione istituzionale prima di passare ad azioni più forti, come lo sciopero.

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