Il leader di Azione conferma la scarsa stima verso il governo regionale: “Non funziona niente. Affidare alla Giunta i miliardi per la sicurezza significa solo alimentare consenso clientelare”
Mentre la Sicilia spala fango e conta i danni di un’ennesima ondata di maltempo, non manca la polemica politica. A confermare l’attacco contro Palazzo d’Orléans è Carlo Calenda. Il leader di Azione, nonostante il recente avvicinamento alle posizioni nazionali di Forza Italia, non fa sconti all’esponente azzurro che guida la Regione, Renato Schifani.
“Non faccio mai speculazioni sulle tragedie”, premette Calenda, “ma noi abbiamo proposto da sei mesi che la Sicilia venga commissariata, perché non funziona niente“. Le parole, pronunciate a margine della presentazione di un libro, riaprono una ferita mai rimarginata tra i centristi e il governo regionale. Per l’ex Ministro, l’inefficienza della macchina amministrativa isolana è ormai strutturale, soprattutto su temi vitali come sanità, ambiente e infrastrutture.
Il punto più caldo della polemica riguarda la gestione dell’enorme flusso di denaro (inclusi i fondi PNRR) destinato alla messa in sicurezza del territorio. Calenda è categorico: la Giunta Schifani non deve gestire quelle risorse. “L’ultima cosa che affiderei alla giunta Schifani è mettere a posto il dissesto idrogeologico”, tuona il leader di Azione. La ricetta proposta è quella del tecnocrate: “Metterei tecnici competenti a fare quel lavoro”. L’alternativa, secondo Calenda, è il vecchio vizio della politica meridionale: “Altrimenti quei miliardi finiscono solo ad alimentare consenso“.
Le dichiarazioni arrivano in un momento delicatissimo. Da una parte l’emergenza reale, unita a quella della frana di Niscemi, con cittadini evacuati e scuole chiuse; dall’altra la dialettica politica che vede Azione porsi come spina nel fianco di un governo regionale accusato di immobilismo, nonostante Schifani abbia sempre respinto le accuse bollandole come “strumentali” e rivendicando i nuovi fondi stanziati per la prevenzione. La sfida è lanciata: per Calenda la soluzione non è politica, ma tecnica.




