Marziano: “Il sindaco Italia con il centrosinistra? A una condizione: che non sia lui il candidato”

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L’esponente dem replica alle parole di Paolo Amenta, che aveva parlato di sostegno a Italia e costruzione del campo largo: “Il PD deve riaffermare la sua componente di sinistra”

Si infiamma il dibattito dentro il PD siracusano, dopo le dichiarazioni del sindaco di Canicattini Bagni e presidente provinciale del partito, Paolo Amenta, il quale aveva fatto intendere la volontà dei democratici di appoggiare la ricandidatura dell’attuale sindaco di Siracusa, Francesco Italia, alle prossime elezioni comunali, previste a giugno 2023. Una presa di posizione che ha fatto sollevare la protesta di tanti esponenti dem, i quali hanno tenuto a sottolineare come quella di Amenta fosse una posizione del tutto personale e non condivisa dal partito. in quanto non passata dal necessario percorso di confronto, discussione e decisione degli organismi preposti.

Lo stesso Amenta, in queste ore, ha cercato di chiarire meglio il suo pensiero, specificando di non aver mai inteso esprimere un sostegno diretto e semplice alla candidatura di Italia, ma di riferirsi in generale alla necessità di costruire un ampio fronte progressista per cercare di battere il centrodestra che, quasi certamente, si presenterà compatto all’appuntamento elettorale. Un campo largo, quello auspicato da Amenta, capace di accogliere le diverse anime dell’opposizione al centrodestra, dal terzo polo al Movimento 5 Stelle.

Chiarimento che comunque non soddisfa gli esponenti del PD che hanno replicato immediatamente alle parole del sindaco di Canicattini Bagni. Come ad esempio ha fatto Bruno Marzianoil quale, intervistato da SiracusaPress, ha definito inopportune le dichiarazioni di Amenta, a maggior ragione perché provengono da chi non riveste più un ruolo direttivo nel partito: “Amenta è presidente di una assemblea che non c’è più, in quanto assemblea e direzione decadono dal momento in cui si dimette il segretario sul cui percorso elettorale sono state elette. Il suo è un grave errore politico poiché, riguardo al rapporto tra il PD e la giunta Italia, siamo in presenza di una presa di posizione netta, precisa, duratura nel tempo e quindi anche l’avvio di un semplice discorso deve partire dagli organismi e non dai singoli. Siccome Paolo Amenta questo lo sa bene, perché non è uno sciocco, è evidente che la sua è stata una forzatura”.

Amenta in queste ore si è spiegato meglio, specificando il suo pensiero: nemmeno il chiarimento cambia il suo giudizio sulle sue parole?

In questi giorni sono tanti quelli che ci contattano, forse su indicazione del sindaco di Siracusa, forse autonomamente, per capire cosa bisogna fare riguardo al rapporto con Italia. Io rispondo che il percorso da seguire può essere solo uno: organismi, discussione e infine decisione, qualcun altro invece ha pensato di poter dettare la linea al partito. Un errore politico, questo, che rimane tale anche dopo la precisazione fatta da Amenta.

Quindi è solo una questione di metodo o sono anche ragioni politiche ad animare questa polemica su un eventuale appoggio del PD a Italia?

C’è un problema nel rapporto con questa giunta. Personalmente, io non mi riconosco in questa amministrazione da tempo, soprattutto per la cifra politica che rappresenta e per le scelte che ha fatto il sindaco.

Ad esempio, quali?

Voglio ricordare l’endorsement che Italia ha fatto al sindaco di Fratelli d’Italia di Augusta, una cosa che si poteva risparmiare tranquillamente e che invece lui ritenne di fare, nonostante quel sindaco fosse chiaramente posizionato a destra. Ma potrei citare anche la sua ultima presa di posizione, quella sulle navi ong. Lui tre anni fa era salito sulla Sea Watch, oggi dice altre cose e non si capisce cosa sia cambiato nella sua visione. Di sicuro è cambiato il clima politico, con al governo la destra più becera di tutte le destre. Dico questo perché mi chiedo come lo slogan dio, patria, famiglia si possa conciliare con il lasciare le persone a soffrire dentro le navi. Forse si concilia solo con la consapevolezza della conquista di una fetta di elettorato, di tutti quelli che la pensano in questo modo becero. Allora, perché Italia si è sentito in obbligo di fare un complimento a chi porta avanti questo tipo di logica? La verità è che ciò è in linea con il suo spostamento ulteriore al centro della scena politica e l’allontanamento dal centrosinistra, visto che Italia ha schierato la sua giunta dentro un partito. Alle ultime elezioni politiche e regionali, infatti, esponenti della sua amministrazione sono stati candidati solo con un partito. Una scelta politica.

Sembra di capire, dunque, che l’appoggio del PD a Italia sia qualcosa di non praticabile in questo momento.

L’unica possibilità che Italia possa fare un percorso con il centrosinistra è che lui rinunci ad essere il candidato sindaco. Se vuole partecipare davvero alla costruzione del campo largo del centrosinistra, faccia un passo indietro e si aggreghi al progetto. È qualcosa che già altri in passato hanno fatto. Questa, a mio avviso, è l’unica condizione possibile. Sia chiaro, anche le mie sono posizioni personali, ma sono in sintonia assoluta con la posizione che ha assunto il Partito Democratico, che sta lavorando alla formazione di un campo largo di centrosinistra, con forze che, attraverso un percorso (primarie di partito, di coalizione, scelte politiche), decideranno la composizione della coalizione, il programma e il candidato sindaco. Anche alla luce delle vicende nazionali, dobbiamo ricostruire dal territorio, dal basso, quella che è l’aggregazione naturale all’interno della quale il PD si deve collocare. Il Partito Democratico deve riaffermare la sua componente di sinistra nell’ambito del centrosinistra, perché un’opzione centrista non avrebbe senso e snaturerebbe il partito. L’opzione centrista lasciamola agli originali, a Renzi e Calenda.

In questo campo largo potranno esserci anche i 5 Stelle? E il terzo polo al quale fa riferimento Amenta potrebbe farne parte?

Credo che di questo fronte ampio che si deve contrapporre al centrodestra non deve far parte solo chi non vuole farne parte, per il resto tutte le altre forze devono esserci. A maggior ragione i 5 Stelle che, a livello nazionale, hanno avuto ancora una performance altissima e, a livello regionale, hanno una percentuale ancora più alta. Nelle elezioni a turno unico si vince per un punto in più e bisogna andare tutti uniti. Tutto questo percorso deve però essere fatto in sintonia con gli organismi del partito. Il terzo polo? Se Calenda e Renzi non vogliono far parte di una coalizione nella quale ci sono anche i 5 stelle, il problema è di Calenda e Renzi, della loro scelta.

Quando parla di organismi di partito a quali fa riferimento in questa fase pre congressuale?

Abbiamo l’assemblea cittadina, la direzione cittadina e la segreteria cittadina ancora in carica. Non si può prescindere da questi tre organismi. Qualunque percorso di allargamento o definizione del programma deve partire dall’appoggio di questi organismi. A livello provinciale, invece, penso che l’unica soluzione è affidarsi a una funzione di garante. La figura che abbiamo è quella di Antonio Nicita, che tutti abbiamo votato e che, a differenza di altri, come ad esempio Spada, che ad ogni modo deve essere coinvolto nel percorso di rilancio del partito, è il frutto di una elezione in cui non c’è stata una competizione interna. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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