Aggiornato al 27/02/2025 - 16:48
siracusapress.it
Confronto con la città

Siracusa, sciopero dei magistrati: una riforma “contro la Magistratura” e non “per la Giustizia”

siracusapress.it

condividi news

L’atrio del Palazzo di Giustizia di Siracusa si è trasformato per un giorno nella sede in cui dar voce ai magistrati siracusani contrari alla riforma della Giustizia pensata da questo Governo; sul “banco degli imputati” soprattutto la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti

Grande folla, per lo più di operatori della giustizia, tra magistrati e avvocati, ma anche volti noti della politica e della società civile, come il segretario del PD di Siracusa Piergiorgio Gerratana e il segretario della CGIL Roberto Alosi, senza dimenticare la copertura mediatica delle grandi occasioni con sostanzialmente tutte le testate locali rappresentate; questo il tenore del pubblico che ha assistito all’incontro, voluto dai magistrati siracusani e moderato dal giornalista Aldo Mantineo, per spiegare tutte le storture di una riforma da sempre nelle idee del Centrodestra.

A spiegare la posizione dei giudici c’erano Marco Dragonetti, presidente della sottosezione Anm di Siracusa, il magistrato che si occupa di civile Alfredo Spitaleri e il Procuratore Aggiunto Andrea Migneco; tra il pubblico, ad applaudire tra gli altri anche il Procuratore Capo Sabrina Gambino, raggiunta insieme a Dragonetti dai nostri microfoni.

Il cuore della protesta

Al centro della protesta, le modifiche proposte dal Governo in materia di riforma della Magistratura. In particolare, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, “abituati a prendere insieme il caffè” e la modifica del sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Modifiche che, secondo le toghe, metterebbero a rischio l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura, con gravi ripercussioni sulla tutela dei diritti dei cittadini. Senza contare che di fatto la separazione delle carriere già esiste, visto che la media dei passaggi è stata dello 0,3% e la scelta può essere fatta solo una volta nei primi 10 anni di carriera.

Le ragioni del dissenso

“Non siamo qui per difendere privilegi di corporazione”, hanno dichiarato nei vari interventi Dragonetti, Spitaleri e Migneco, “ma per tutelare un principio fondamentale: l’indipendenza della Magistratura. La separazione delle carriere, così come proposta, trasformerebbe il pubblico ministero in un mero accusatore, un ‘avvocato delle forze di polizia’, come è stato definito. Un CSM diviso e con membri in parte scelti dal Parlamento e in parte estratti totalmente a sorte minerebbe la sua funzione di organo di autogoverno della magistratura”.

Ecco le nostre interviste:

Primo Piano

Incalzano le proteste, ma resta il problema

ULTIMA ORA

CULTURA

EVENTI

invia segnalazioni