L’amarezza della giovane: “Siamo considerati solamente numeri, per questo andiamo via da qui. Istituzioni dovrebbero vergognarsi”
“Abbiamo combattuto, provato, pregato e soprattutto sperato, ma non ce l’abbiamo fatta. Non si tratta solo della sede storica: io qui ho vissuto tre anni della mia vita, ho riso, pianto, scherzato e lavorato. Era una seconda casa a tutti gli effetti, un posto dove sapevo che sarei sempre stata accolta. Invece, mi è stata strappata dalle mani come se nulla fosse, come se i miei sentimenti non valessero niente”.
A parlare è un alunna dell’Istituto Alessandro Rizza di Siracusa, in una lettera indirizzata al presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa. Al centro del documento, ovviamente, l’amarezza per il trasloco dello storico istituto da viale Armando diaz a via Modica. “Mi chiedo: la giustizia dove sta? Dove sta il senso civile? Io non ho avuto giustizia, sono stata solo un numero per un sistema che non ci tutela, un numero insignificante, liquidato con la frase ‘Voi siete di numero inferiore rispetto al Corbino’. Sono stata trattata come un numero senza emozioni, un numero che non ha il diritto di studiare dove vuole! Ma io non sono un numero: ho un nome e un cognome, sono una persona in carne e ossa, e voi avete avuto il coraggio di trasformare tutti noi in fredde cifre. Io ho il diritto allo studio e voglio studiare dove dico io; non voglio stare in un Istituto che non mi appartiene e che non mi ricorda casa”.
La ragazza, che si firma con le iniziali A. P., pone l’accento sulla mobilitazione che, in questi mesi, vi è stata per scongiurare il trasferimento di sede: “Ci si lamenta continuamente della ‘fuga di cervelli’. Certo che fuggiamo! Se qui siamo considerati solo numeri, se la nostra voce non viene ascoltata, è ovvio che ce ne andiamo. Io ho lottato, e non potete nemmeno immaginare quanto. Non l’ho fatto solo per il mio interesse personale, ma anche per la gente che ci ha messo la faccia: per gli studenti che non possono permettersi i mezzi per arrivare in Via Modica, per tutto il corpo docenti ed il personale ATA che ha speso intere giornate e notti a cercare soluzioni su soluzioni, idee su idee, solo per noi. Perché loro sì che si sono dimostrati civili, hanno lottato per noi perché ai loro occhi non siamo numeri, ma ragazzi che devono crescere, ragazzi con dei diritti e con una voce”.
Poi l’amarezza per il ruolo svolto dalle istituzioni che, a dire della studentessa, hanno fallito: “Questo ruolo sarebbe spettato anche alle istituzioni, perché i cittadini da tutelare non sono solo gli studenti del Liceo Corbino, lo siamo anche noi. Come rappresentanti delle istituzioni avete fallito, avete fallito con l’istruzione. Dovreste vergognarvi voi, per aver ridotto una ragazza di appena 16 anni a sfogare tutta la sua amarezza sullo schermo di un telefono, dato che di presenza non vi siete degnati di ascoltarla, ma solo di sentirla passare”.
“Mi è stato insegnato che nella vita si deve andare avanti, e io lo farò. Grazie di cuore al Dirigente, al DSGA, alla vice preside, a tutto il corpo docente, al personale ATA, agli studenti e a tutti coloro che ci hanno creduto insieme a noi”.












