La petizione di Animal Equality e Fondazione Islander supera il quorum in anticipo sulla scadenza del 6 gennaio 2027: ora l’esame alle Camere
Il traguardo è arrivato con mesi di anticipo. La proposta di legge di iniziativa popolare per vietare la macellazione di cavalli, asini e muli in Italia ha raccolto le 50mila firme certificate necessarie, tutte validate tramite Spid o Cie, battendo la scadenza fissata al 6 gennaio 2027. Ad annunciarlo, oggi, sono Animal Equality e Fondazione Islander, promotrici dell’iniziativa.
Con questa soglia, prevista dalla Costituzione per portare un testo davanti alle Camere, la petizione diventa a tutti gli effetti una proposta che il Parlamento non potrà ignorare. Depositata in Cassazione a luglio, l’iniziativa punta a riconoscere gli equidi come animali d’affezione, al pari di cani e gatti, e a cancellarne la filiera alimentare. In pratica, il testo chiede di modificare la normativa vigente per vietare in modo definitivo la macellazione e il commercio di carne equina.
Le associazioni chiedono ora che la proposta venga calendarizzata. Il testo si aggiunge ad altre iniziative già depositate da Movimento 5 Stelle, Noi Moderati, Pd e Alleanza Verdi e Sinistra, che sono già state discusse in commissione Agricoltura alla Camera.
“La voce di oltre 50.000 persone non può essere ignorata: rappresenta una richiesta di cambiamento che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare”, sottolinea Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.
Sulla stessa linea Nicole Berlusconi, presidente di Fondazione Islander, che legge nel risultato anticipato il segno di una sensibilità crescente verso gli animali. “Non siamo disposti ad accettare alcuna interferenza da parte di personalità politiche che si stanno opponendo”, avverte, ribadendo la volontà di andare fino in fondo.
Il tema, però, non è neutro in tutta Italia. A Catania e Siracusa, ad esempio, la carne di cavallo non è una scelta alimentare di nicchia ma un rito collettivo quotidiano, legato alla tradizione popolare e al tessuto sociale delle due città. Un elemento che promette di rendere il confronto parlamentare tutt’altro che scontato.







