Fotovoltaico, la replica di Figura: “Da Bonfanti e dalla cantina Marilina solo falsità”

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L’attuale cittadino di Noto risponde alle critiche sul parco fotovoltaico e accusa il suo predecessore e gli imprenditori che si oppongono al progetto di non dire il vero

Accusato di aver fatto marcia indietro e di aver voltato le spalle al largo movimento che si oppone al parco fotovoltaico autorizzato dalla Regione, e chiamato in causa anche dal suo predecessore, Bonfanti, il sindaco di Noto, Corrado Figura, replica con una certa durezza.

Il primo cittadino di Noto risponde alle accuse, parlando di menzogne e di falsa informazione per quel che riguarda la reale collocazione del progetto e spiegando anche le motivazioni che hanno portato la sua amministrazione a ritirare i ricorsi al TAR e a sostenere la realizzazione del mega impianto fotovoltaico.

Intervistato da SiracusaPress, Corrado Figura racconta dunque la sua versione dei fatti, partendo da un durissimo attacco all’ex sindaco Bonfanti che, in una intervista aveva affermato di non aver apprezzato il comportamento del Comune di Noto, che prima si è opposto e poi invece ha accettato, attraverso “l’elemosina di qualche intervento di carattere urbanistico”, la realizzazione del parco: “Bonfanti – esordisce con tono severo Figura – dovrebbe avere l’accortezza, prima di parlare, di documentarsi e di non fare demagogia, anche perché ancora oggi la città sta pagando la sua cattiva gestione, che ha lasciato un danno alle casse comunali per 71 milioni e 855 mila euro. Le sue dichiarazioni non solo sono demagogiche, ma continuano ad essere piene di menzogne”.

Però, le accuse non vengono mosse solo da Bonfanti, ma anche da imprenditori, come ad esempio la titolare della cantina Marilina, che sono contrari da sempre al progetto e per i quali il cambio di direzione del Comune risulta incomprensibile.

Io rimando tutte le accuse al mittente, perché la società che realizzerà l’impianto non soltanto non deturpa il territorio, visto che ha tutti i permessi, da parte della Sovrintendenza paesaggistica e archeologica e di tutti gli enti preposti, ma ha anche accettato, nella firma del patto con l’amministrazione comunale, previsto dalla normativa regionale, di adottare tutti quegli accorgimenti necessari a tutelare il paesaggio.

Quali?

Attorno all’impianto fotovoltaico saranno inserite tutta una serie di piantagioni, in modo tale da non creare un impatto visivo dannoso, e saranno inoltre creati dei sistemi di irrigazione di cui potranno usufruire tutte le aziende agricole, oltre che, in caso di incendi, le forze addette alla tutela, alla salvaguardia e alla prevenzione.

Non crede che, come sostiene la cantina Marilina, l’impatto sia comunque dannoso in un’area di pregio come il Val di Noto, che è Patrimonio dell’Umanità Unesco?

L’azienda dice una cosa falsa, perché non conosce il territorio. L’area dell’impianto non c’entra nulla con l’Unesco, con la pre-riserva e con la riserva di Vendicari. Parliamo di un terreno che si trova in territorio di Noto, quasi al confine tra Pachino e Ispica, in una zona interna e decentrata. Un terreno che, secondo le certificazioni e le autorizzazioni della Sovrintendenza paesaggistica e archeologica, è deserto e non più adatto alle piantagioni. Non vi sono neanche ritrovamenti archeologici in quell’area. Si tratta di un terreno incolto e abbandonato, quindi l’azienda dice cose non vere e non conosce le autorizzazioni.

Però parliamo pur sempre di un impianto di grandi dimensioni. Si parla di 200 ettari. Perché realizzare un parco fotovoltaico così grande?

L’impianto è dimensionato rispetto a quelle che sono le esigenze attuali. E oggi, che i costi delle materie prime e dell’energia elettrica aumentano, c’è l’esigenza di attività basate su energie rinnovabili, laddove è possibile. E in questo caso è possibile, perché parliamo di terreni lontani da riserva e pre-riserva, incolti e abbandonati, che anzi vengono riqualificati e producono energia che viene distribuita in tutto il territorio.

C’è una cosa che però non si comprende. Il Comune, con Lei in testa, aveva presentato due ricorsi al TAR contro questo progetto. Poi li ha ritirati e oggi si schiera a favore della realizzazione dell’impianto. Come si spiega questo cambio di direzione?

Con il fatto che in questi mesi sono cambiate le condizioni. È arrivata la guerra, sono arrivati i rincari dei materiali, è aumentato il costo dell’energia elettrica e, soprattutto, sono cambiate le indicazioni da parte della giurisprudenza.

Cioè?

Le prime sentenze sono andate tutte a favore delle aziende che avevano i permessi. Quindi, non soltanto avrei perso la causa, come mi è stato detto dagli avvocati del Comune, ma per giunta si sarebbe creato un danno per la comunità. Da quando ci siamo opposti, perché ancora aspettavamo di verificare i permessi, è cambiato il mondo e sono uscite le prime sentenze che hanno dato una chiara indicazione.

Va bene, ma se si crede in un principio e si sposa una causa, la si porta avanti anche se la giurisprudenza sembra contraria.

Certo, però nel frattempo sono giunte le autorizzazioni della Sovrintendenza paesaggistica e archeologica secondo le quali il terreno era deserto e incolto. E quello delle autorizzazioni è uno degli elementi fondamentali del processo e dei ricorsi. Inoltre, la società ha nel frattempo accettato le condizioni del Comune, come ad esempio quella di mettere le piantagioni attorno all’impianto e di realizzare un sistema idrico a disposizione degli agricoltori, oltre a sistemare tutte le strade intorno al parco. Questi sono stati due elementi decisivi nella nostra scelta.

Leggi anche: Fotovoltaico in Val di Noto: l’ex sindaco Bonfanti si oppone al progetto e attacca il Comune[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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