Bruno Marziano: “Ripristinare le Province? Sì, ma riformandone competenze e dimensioni”

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[vc_row][vc_column][vc_single_image image=”312394″ img_size=”medium” alignment=”center”][vc_text_separator title=”di Massimiliano Perna”][vc_column_text]

Il due volte ex presidente della Provincia di Siracusa si dice favorevole a ripristinare le Province, ma a patto che siano più snelle e con competenze specifiche ed esclusive

Il dibattito sulle ex Province si arricchisce di una presa di posizione importante e autorevole, quanto meno per il ruolo ricoperto da chi l’ha espressa. Parliamo, infatti, del neopresidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, che di recente ha affermato la volontà di ripristinare le ex Province, in quanto i sindaci non sono stati capaci di assolvere alle funzioni che avrebbero dovuto svolgere nei liberi consorzi comunali o nelle Città Metropolitane. Con la conseguenza di enti depotenziati nelle risorse e nelle competenze, ma pesanti nei costi e nella gestione. Un tema che ritorna e che adesso sembra però destinato a diventare centrale, se è vero che la proposta arriva da chi si appresta a governare la Regione. In realtà, della questione del ripristino delle Province si parla da molto tempo e sono tanti e trasversali i pareri favorevoli.

Intervistato da SiracusaPress, Bruno Marziano, ex deputato e assessore regionale e per due volte presidente della Provincia (1998-2003 e 2003-2008), commenta quanto dichiarato da Schifani e rilancia una sua precedente proposta di riforma degli enti provinciali.

Il presidente Schifani ha affermato che bisogna avere il coraggio di ripristinare le ex Province, per rimediare alla carenza e all’inerzia dei liberi consorzi comunali e delle Città Metropolitane. Lei cosa ne pensa?

Sostanzialmente sono d’accordo. Nel senso che io, già nei primi giorni della mia prima legislatura regionale, presentai un disegno di legge di riforma delle Province che sostanzialmente diceva questo: per salvarle ed evitare che siano un doppione e che svolgano competenze concorrenti con altri enti, bisogna farle dimagrire, eliminando tutte le competenze che non siano esclusive.

Ad esempio?

Ad esempio ritengo inutile che alla Provincia si dia pure l’assessorato allo spettacolo. Perché la Provincia dovrebbe fare anche sagre e manifestazioni? Questo compete alla Regione e ai Comuni. E ancora: perché alla Provincia dovrebbero competere le politiche per l’agricoltura, quando tutti sappiamo che la Regione è l’ente che può occuparsene? Ecco, io credo che si debbano eliminare competenze come queste e altre che sono concorrenti con i Comuni e con la Regione. Alle Province invece bisognerebbe affidare una serie di competenze esclusive, cioè che non possono essere svolte da altri enti.

Quali?

Quella, ad esempio, che gli è rimasta nonostante lo sconquasso, vale a dire la viabilità provinciale, che comprende tutta la cura delle strade ex regionali, consortili e quant’altro, che purtroppo, con l’ultima riforma, sono diventate figlie di nessuno. È successo, infatti, che delle strade gestite da un consorzio privato a cui la Regione dava un piccolo contributo, una volta che quel consorzio si è dovuto sciogliere per legge, nessuno si è più occupato. Non se n’è occupata la Provincia, perché non aveva le risorse, così come non se n’è fatto carico alcun Comune, perché non aveva la competenza e perché spesso queste strade toccano il territorio di più comuni. Pertanto, bisognerebbe ampliare la competenza delle Province su tutto il patrimonio viario che non sia statale ed autostradale.

Ci sono altre competenze che, a suo avviso, dovrebbero essere di esclusiva competenza della Provincia?

Sicuramente la scuola secondaria superiore, perché, quando c’è un liceo in una città, esso non è competenza solo del Comune nel quale si trova, visto che è frequentato anche dagli studenti di tutto un comprensorio. Sarebbe necessario allora assegnare alla Provincia la competenza totale in materia di istruzione scolastica superiore. Collegato a questo, c’è un altro tema a me caro, visto che ne ho avuto esperienza come assessore regionale.

Parliamo di formazione?

Esatto. Perché non rendiamo le 9 province dei bacini per la formazione professionale, invece di tenere in piedi un mostro giuridico come quello della formazione regionale, per cui a Palermo si decide quali corsi finanziare, a prescindere dalle esigenze di un territorio? Io penso che alla Regione dovrebbe rimanere solo la programmazione generale, mentre alle Province spetterebbe l’individuazione e quindi poi anche il trasferimento delle risorse, i bandi di gara e quant’altro. In questo caso avremmo una competenza concorrente tra Regione e Provincia, con un ente che programma e l’altro che si occupa di attuare questo programma nel territorio. Perché, ad esempio, se a Enna non mi servono i mozzi per la marineria, a Siracusa potrebbero servirmi. Ecco la ragione per la quale sarebbe utile una programmazione regionale e poi una competenza provinciale nell’utilizzo delle risorse. Una competenza importante, inoltre, riguarda anche quel sistema che si chiama “obbligo formativo”. Noi siamo una delle Regioni col più alto tasso di dispersione scolastica. Se si affidasse alla Provincia, in concerto con i Comuni, il compito di combattere la dispersione scolastica, non si farebbe concorrenza alle scuole ordinamentali e si cercherebbe insieme ai Comuni di contrastare il fenomeno.

E l’ambiente, le bonifiche, l’inquinamento di chi dovrebbero essere competenza in questa sua idea di Provincia?

Io mi chiedo: l’inquinamento si ferma a seconda dei confini di un Comune? Non mi pare. Quindi anche le questioni in materia di ambiente dovrebbero essere competenza esclusiva della Provincia. Non intendo la programmazione, ma tutto quello che serve al controllo. Perché quando c’è un problema nella zona industriale, chi deve occuparsene? Priolo, Melilli, Augusta o Siracusa? Ritengo sia normale che tale compito venga affidato all’ente sovracomunale, che attua la programmazione, gestisce il controllo, gli strumenti e quant’altro. Tutta la materia ambientale deve essere assegnata alla Province, a partire da quella dei rifiuti.

Anche perché al momento la gestione complessiva della questione rifiuti, da parte dei Comuni, si dimostra molto complicata, dispendiosa e poco efficace, in generale.

È chiaro. Prendiamo un comune come quello di Noto, che è il quarto più grande d’Italia per estensione territoriale. Un territorio immenso. Non è pensabile che il Comune si faccia carico anche di rimuovere la spazzatura che viene abbandonata sulla strada provinciale. Pertanto, ai Comuni va demandato il compito di organizzare il servizio nelle aree urbane, di combattere l’evasione, perché è chiaro che la spazzatura in mezzo alla strada c’è perché c’è evasione. Alla Provincia, invece, dovrebbe spettare il compito di bonificare, controllare e gestire un servizio di raccolta dei rifiuti extraurbani, che sono il vero problema della Sicilia. Perché questo oggi è uno dei principali problemi della Sicilia. Questo può essere un altro dei compiti della Provincia. E poi il coordinamento di tutti i servizi di rete.

Cioè?

Faccio un esempio. Perché la Provincia non deve poter coordinare il servizio delle reti idriche? Ormai c’è il ritorno alla gestione privatistica o pubblicistica. In ogni Provincia si è fatta una scelta, ma le società in quanto tali hanno solo compiti gestionali. Alla Provincia potrebbe essere dato il ruolo programmatico e poi, compito meno visibile ma più importante, il coordinamento delle politiche di sviluppo economico del territorio. La Regione programma e la Provincia attua nel territorio provinciale le politiche di sviluppo economico previste dalla Regione. Insomma, alla Provincia dobbiamo togliere tutte quelle competenze che è meglio che svolgano i Comuni, come ad esempio i servizi sociali.

In sintesi, come dovrebbe essere, nella sua idea, la Provincia?

Lascerei esclusivamente in capo ai Comuni i servizi alla persona, la programmazione in capo alla Regione, mentre affiderei esclusivamente alla Provincia i servizi di rete e i servizi al territorio. Poi, ovviamente eviterei gli sprechi.

In che modo?

Io sarei per tornare all’elezione diretta, perché quando non c’è il rapporto fra cittadino e istituzione, non c’è la pressione del territorio, però ridurrei numeri. Una Provincia di 400 mila abitanti, anziché avere 32 consiglieri, ne può avere benissimo 16, con i piccoli comuni che possono essere rappresentati in un collegio con uno o due consiglieri. Quindi in totale 16 o 12. Faccio un esempio pratico: per la zona sud due consiglieri, per la zona nord due consiglieri, per Siracusa quattro e per la zona collinare e montana due. Con 12 consiglieri avremmo una rappresentanza del territorio. Al tempo stesso, il Presidente potrebbe essere eletto direttamente dai consiglieri, anche se io propendo per un rapporto diretto che dia più riconoscibilità al Presidente. Perché in questi anni è mancato, per dirla alla Battiato, il “centro di gravità permanente”, cioè è mancato un centro di coordinamento riconosciuto e riconoscibile. Non so quale sia l’idea di Schifani, ma io credo che con la mia idea di Provincia si potrebbero ripristinare questi enti, evitando gli sprechi e dando loro una funzione vera.

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