Una passeggiata con Lucia, a Siracusa torna la festa del “folklore”, ma latita lo spirito religioso

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Il 13 dicembre un fiume umano di siracusani si è riversato sulle strade che da sempre collegano piazza Duomo, in Ortigia, a piazza Santa Lucia alla Borgata, per quella passeggiata tradizionale con Lucia che per ben due anni era stata sospesa, causa la tragicamente nota pandemia di covid.

A maggio, in quella che ai più è nota come “Santa Lucia delle quaglie“, avevamo avuto un primo assaggio del desiderio cittadino di riabbracciare la propria patrona, ma la vera festa, quella delle luci colorate (tasto dolente), delle bancarelle e delle signore impellicciate (ne abbiamo incontrata soltanto una, coraggiosissima viste le temperature non certo invernali!) resta senza dubbio il 13 dicembre.

Immersi tra la folla, seguendo gran parte del percorso canonico, seppur con qualche “scorciatoia”, abbiamo potuto verificare di persona l’entusiasmo della gente, i sorrisi e gli abbracci con amici e parenti incontrati lungo il tragitto, la voglia di acquistare per sé o per la propria famiglia qualche dolciume non certo sano, ma necessario al contorno della festa.

Ed è stata proprio la festa, o meglio la possibilità di poterla fare al meglio, come prima del 2019, ad essere stata la vera protagonista della giornata; ovviamente, preghiere, segni della croce ed invocazioni alla Santa non sono di certo mancate, ma la sensazione è stata quasi quella di un contorno alla festa laica, una serie di simboli in parte religiosi, in parte apotropaici, fatti più per abitudine che per vera devozione.

Vedere devoti scalzi e con ceri giganteschi persi nello schermo del proprio smartphone, così come tanti, forse troppi “berretti verdi”, o ascoltare persone più interessate alle “bumme” dell’ottava che all’importanza di un simbolo di luce e speranza come Lucia, nata forse non a caso proprio a Siracusa che di speranza ne necessita non poca, è stato per certi versi illuminante.

È ancora la “nostra” festa di Santa Lucia?

È stata forse l’epifania di una mutazione genetica giustamente negata dal “deus ex machina” di questa complessa macchina, il presidente della deputazione della Cappella di Santa Lucia Pucci Piccione che, ad ogni conferenza stampa, ribadisce con convinzione come questa processione sia “essenzialmente religione e devozione, non di certo folklore”. Ma la festa probabilmente non è più quella raccontata, con splendida enfasi, dall’avvocato Piccione, forse la mutazione genetica in festa folkloristica è davvero arrivata a compimento.

Presenziare alla processione resta comunque un obbligo non scritto per buona parte della politica siracusana, specie quella che si professa cattolica, circondata come sempre di uomini di fiducia e personaggi di cui tutti conoscono connotati e generalità, ma pochi le qualifiche e/o le competenze; unica eccezione ovviamente l’amministrazione comunale, per tradizione sempre dietro il simulacro.

Anche la folta presenza del clero siracusano sembra quasi discreta, più di accompagnamento alla folla che di guida spirituale, forse una scelta strategica per non “invadere” troppo il campo e lasciare che anche i laici possano godersi la Santa.

Insomma, come per ogni evento che associa sacro e profano, sta a ciascuno di noi scegliere in piena libertà come vivere questa festa, senza per questo creare polemiche; che sia un approccio più religioso e devoto o più laico e folkloristico, poco cambia all’esterno, ma tantissimo nel nostro animo. E per fortuna, i conti con noi stessi possiamo regolarceli in privato.

EVVIVA SANTA LUCIA!

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