Il messaggio di fine anno del presidente Mattarella, appuntamento tradizionale a reti unificate, ha toccato vari punti interessanti ma uno in particolare ci ha colpito, ossia il riferimento alla necessità di pagare le tasse per potersi dire appartenenti alla Repubblica.
“La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune”, si legge in un passaggio del discorso del Presidente, un segnale forte a chi parla di ennesimi condoni ma anche un messaggio a chi, pur avendone le possibilità, decide con lucida freddezza di non pagare le imposte, pensando così di avere un vantaggio personale.
E allora questo passaggio presidenziale sembrerebbe perfetto per quella parte di siracusani, tra il 40% e il 60% secondo le stime degli uffici, che ad esempio evadono sistematicamente la Tari, l’imposta sui rifiuti, spesso restando completamente ignoti al comune e che quindi, non avendo avuto i mastelli per la raccolta differenziata, gettano tutto insieme dove è più comodo farlo, ossia negli angoli delle strade.
L’appello al senso civico, in questo caso, sembrerebbe un labile incentivo all’autodenuncia, molto più efficace invece un’azione di controllo sul territorio, con sgravi alle imposte per i comportamenti virtuosi e pesanti sanzioni per gli “sporcaccioni”.
La premessa è che, salvo i casi di oggettiva incapienza, chi non paga non è un furbo, è solo un menefreghista, perché pretende servizi – e magari è pure uno di quelli pronti a fotografare “la munnizza” – senza dare nulla in cambio alla comunità. Gli resta qualche euro in più in tasca, è vero, ma è disposto a vivere nella sporcizia e mettere in difficoltà decine di migliaia di concittadini, considerando la “cosa pubblica” una “cosa altrui”.
Servirebbe un “cambio di paradigma“, come dicono le persone che parlano (e scrivono!) bene, ma molto più “terra terra”, forse servirebbe una sostituzione di parte della materia grigia cerebrale, quella fossilizzata nella nostalgia del cassonetto verde “onnivoro” e incapace di trovare lo spirito giusto per separare la plastica dalla carta e l’umido dal vetro”.












