Indette due gare parallele per la stessa infrastruttura. L’aggiudicatario provvisorio è un consorzio riconducibile a imprenditori coinvolti in inchieste giudiziarie. E sul subentro del gestore uscente pende una vertenza da 20 milioni
C’è un golfo che aspetta da decenni. Il golfo xifonio di Augusta riceve da sempre gli scarichi fognari della città, perché il depuratore non è mai stato costruito. Nel frattempo l’Italia è stata multata per violazione delle norme europee sull’ambiente. Una storia di malgoverno lunga anni, che ora si arricchisce di un nuovo capitolo: due bandi di gara per la stessa opera, un aggiudicatario provvisorio dai trascorsi giudiziari controversi, e una serie di contenziosi destinati a intasare i tribunali amministrativi per mesi.
Il Commissario Unico straordinario per la depurazione, nominato dal Governo nazionale, ha trovato i fondi, predisposto il progetto e avviato la propria gara per la costruzione del depuratore. In parallelo, l’ATI di Siracusa — guidata dalla commissaria Barresi — ha indetto la gara per la gestione del servizio idrico provinciale, che comprende la stessa opera. Due procedure, due aggiudicatari potenzialmente diversi, una sola infrastruttura. Il paradosso è servito.
A decidere chi ha ragione sarà la Giustizia Amministrativa. Aretusa Acque, la società mista costituita con i soci pubblici — tra cui il Comune di Augusta — sostiene che il depuratore rientri nel perimetro del primo bando. Il Commissario Unico ritiene invece di averlo correttamente inserito nel proprio e intende farlo realizzare al proprio aggiudicatario. La novità più recente è che l’ATI di Siracusa — della quale fanno parte gli stessi comuni soci di Aretusa Acque — starebbe sostenendo in giudizio la tesi del Commissario. In sostanza, gli stessi enti locali si trovano su fronti opposti a seconda del ruolo che ricoprono.
Chi sarebbe dunque l’aggiudicatario provvisorio scelto dal Commissario? Stando ai verbali adottati nelle scorse settimane, si tratta di un consorzio stabile riconducibile a una famiglia di imprenditori con legami nel mondo politico, coinvolta in numerose inchieste giudiziarie. Alcune di queste riguardano specificamente la rete fognaria di Agrigento e vedono tra gli indagati l’assessore regionale che ha firmato i commissariamenti alla base della costituzione di Aretusa Acque — già contestati da alcuni Comuni.
Non è il solo fronte aperto. Un secondo contenzioso, che coinvolge l’ATI e il Comune di Siracusa, riguarda le somme richieste dal gestore uscente per il subentro: oltre venti milioni di euro, a fronte dei due milioni massimi stimati nel bando e di una valutazione addirittura negativa da parte dell’ATI stessa. Che una gara così rilevante — vinta da ACEA come unico concorrente — presenti incertezze su aspetti capaci di incidere per 70 milioni sul Piano Economico Finanziario, è quantomeno preoccupante.
A breve le gestioni comunali, Siracusa in testa, dovranno trasferirsi ad Aretusa Acque. Il quadro che si sta delineando, però, è quello di un passaggio di consegne gravido di contenziosi dagli esiti imprevedibili. Il golfo xifonio aspetta ancora.









