Mega fotovoltaico, Amenta: “Canicattini e Siracusa presentano nuovo ricorso al TAR”

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“Noi siamo per le rinnovabili ma contro le speculazioni. Non possiamo fare aggredire e deturpare il territorio da speculatori”.

La Regione Sicilia dà il via libera al mega impianto fotovoltaico progettato dalla società Lindo srl nel territorio compreso tra Canicattini, Siracusa e Noto, che andrebbe a occupare oltre 100 ettari di terreno agricolo. L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha infatti rilasciato il PAUR (Provvedimento autorizzatorio unico regionale), che fa seguito al rilascio della VIA (Valutazione di impatto ambientale) e a una battaglia di carte bollate, con il primo ricorso al Tar presentato in passato da alcuni comuni. Adesso, si apre un nuovo capitolo, con il PAUR che di fatto darebbe via libera al progetto (che si fa forza di una normativa ancora carente sul tema degli impianti rinnovabili), ma contro il quale è già stato presentato un ulterore ricorso al TAR, come ha confermato il sindaco di Canicattini Bagni, Paolo Amenta, nel corso di una intervista rilasciata a SiracusaPress. “Sì, abbiamo fatto ricorso al TAR contro il PAUR – afferma Amenta – insieme al Comune di Siracusa”.

Il sindaco di Canicattini ribadisce la sua posizione (condivisa anche da altri sindaci) su questo progetto della Lindo srl, ritenendo insufficiente anche la presunta riduzione della superficie occupata dall’impianto, proposta dalla società: “Nel PAUR è stata accolta l’istanza della società di ridurre del 20% la grandezza dell’impianto. Questo significa che i 110 ettari di fotovoltaico si ridurrebbero di appena 20 ettari, elemento che non cambierebbe la situazione. Noi abbiamo insistito e insistiamo con la nostra tesi, secondo la quale non si può fare un impianto così grande e importante su un terreno agricolo, considerato che ci sono altre aree destinate a questo tipo di impiantistica. Abbiamo sostenuto e sosteniamo che quella è una zona archeologica meritevole di salvaguardia e di tutela, abbiamo riscontrato l’esistenza anche di un rischio idrogeologico. Ci sono le norme che parlano chiaro: quello non è, come previsto nei piani regionali, un terreno degradato e soprattutto il progetto in questione non fa parte del nostro modello di tutela rispetto allo sviluppo scelto per questa zona”.

Il primo cittadino di Canicattini conferma che sarà una battaglia lunga e dall’esito incerto: “Stiamo discutendo su questo tema e vediamo come andrà a finire. Loro prima avevano previsto il progetto dentro tutto il territorio di Canicattini, poi hanno indietreggiato ma mantenendo invariata la dimensione dell’impianto. Poi hanno ottenuto la VIA/VAS, l’autorizzazione che poneva delle condizioni, quindi hanno fatto degli scavi per dimostrare che non vi fosse rischio archeologico. Queste cose si stanno muovendo attraverso ricorsi e scontri legali, vediamo come si concluderà questa vicenda”.

A chi accusa i comuni di opporsi a un progetto di energia rinnovabile, andando contro lo sviluppo sostenibile, Amenta risponde in modo molto netto: “Figuriamoci se possiamo avercela con le rinnovabili! Con questo aumento dei costi dell’energia, noi costruiremo e approveremo impianti da fonti rinnovabili per abbattere i costi dei consumi energetici dei comuni, che sono un problema urgente. Concorreremo alla riduzione delle emissioni di CO2, evitando di produrre energie dal fossile. Noi non siamo affatto contro le rinnovabili, ma siamo contro le speculazioni. Un fondo di investimento inglese non può continuare a venire in Sicilia, prendere 110 ettari di terreno agricolo, che potrebbe avere finalità diverse, e costruirci un impianto gigantesco. Noi siamo contro questa speculazione, siamo a favore invece di impianti costruiti sui tetti, sui capannoni, nelle aziende, con scopi ben definiti e precisi”.

“Stiamo lavorando – continua il sindaco – con i 17 comuni del Gruppo di Azione Locale degli iblei, per la costituzione di 17 comunità energetiche, tra comuni, imprese e cittadini. Nella nostra programmazione c’è la produzione di energia rinnovabile, ma con un obiettivo preciso, quello di abbattere i costi dell’energia, perché siamo vittima dell’acquisto di energia dall’estero, e quello di abbattere le emissioni di CO2. Noi come comuni ci siamo su questo tema, è evidente però che non possiamo fare aggredire e deturpare il territorio da speculatori”.

Il parco degli iblei, sulla cui istituzione molti sindaci dell’area montana stanno protestando, chiedendo di rivedere alcuni aspetti come la perimetrazione, potrebbe essere un grande elemento di difesa del territorio da simili progetti speculatori e predatori. Ma su questo punto, Amenta ha delle riserve: “Non voglio strumentalizzare la questione del parco degli Iblei. Visto il caos di norme, il parco, in una situazione di questo tipo, genererebbe ulteriore confusione. Per me il parco va benissimo, siamo favorevoli, ma solo se non facciamo salti nel buio. L’istituzione del parco, in questo preciso momento, con la grande crisi dei comuni, dal punto di vista urbanistico e finanziario, creerebbe solo sovrastrutture che ancora non riusciremmo a gestire. Con calma mettiamo ordine ai territori, approviamo i piani regolatori, i piani urbanistici e poi andiamo avanti”.

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