“PD, 5 Stelle e Sinistra, in Sicilia devono restare compatti per poter battere il centrodestra”
Mentre a Roma proseguono, tra dubbi e difficoltà, le manovre e gli incontri per definire le alleanze per le elezioni politiche, in Sicilia la situazione è ancora più incerta e complicata. Soprattutto nell’area di centrosinistra, alle prese con le conseguenze della frattura, ormai insanabile a livello nazionale, che ha interrotto il cammino verso il campo largo testato da PD, 5 Stelle e Sinistra attraverso le primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. Il segretario regionale del PD, Anthony Barbagallo, ha ribadito l’intenzione di proseguire nel percorso insieme, in contraddizione con la situazione nazionale, annunciando di voler incontrare i responsabili di M5S e Cento Passi per definire la strategia elettorale attorno alla candidata Chinnici.
Un tentativo che, però, difficilmente andrà a buon fine, almeno stando a quanto dichiarato ieri a SiracusaPress dal deputato regionale 5 Stelle, Stefano Zito, che ha ripetuto come, al momento, “non esistano i presupposti per andare avanti insieme”, considerato quanto avvenuto a Roma, con la scelta di Letta, netta e condita da parole durissime. In effetti, in queste ore, anche il leader del Movimento, Giuseppe Conte, ha espresso irritazione per la mancanza di rispetto che il PD ha mostrato nei confronti degli ex alleati di governo.
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Insomma, i margini per una ricomposizione sembrano piuttosto ridotti, malgrado dal PD siciliano aumentino le prese di posizione a favore del mantenimento, in Sicilia, di una alleanza ritenuta fondamentale per poter competere contro il centrodestra alle prossime regionali. Tra queste, c’è anche quella di Paolo Amenta, presidente provinciale del PD di Siracusa, il quale, a SiracusaPress, sottolinea con chiarezza lo scenario attuale: ”È semplice. Se non si va compatti – afferma Amenta – e ci si divide in due gruppi, si perde la sfida con il centrodestra. Perché se il centrodestra trova la quadra e va unito, anche solo dal punto di vista numerico in Sicilia vince. L’esperienza delle presidenziali, portata avanti con 5 Stelle e Sinistra, ha fatto capire che stava per nascere il campo largo del centrosinistra, che è l’unico strumento, dal mio punto di vista, utile a battere il centrodestra. Per questo credo che, almeno in Sicilia, il tentativo vada fatto a prescindere da ciò che accade a Roma, partendo dal presupposto che stiamo costruendo una alternativa seria composta da gruppi politici che parlano di progressismo, di riformismo, di azioni alternative alla destra, andando oltre le sigle di partito”.
Come si concilia questa volontà “siciliana” con le manovre di Letta, che cerca alleanze nell’area centrista?
Credo che prima o poi bisognerà prendere una decisione. C’è qualcuno che sta sognando il terzo polo e pensa che la disgregazione dei partiti, quindi la rottura delle due grandi aree di centrosinistra e centrodestra, possa partorire la nascita di un centro moderato, rappresentato da Renzi, Calenda e Forza Italia. Ma se tutto questo non dovesse avvenire, dobbiamo necessariamente tentare di far nascere un’area ampia e importante, che è quella con Calenda, Renzi e 5 Stelle. Purtroppo, le distanze tra le varie forze sono importanti e questo rende tutto molto complicato, ma resta il fatto che, in Sicilia, la ragione fa pensare che, per costruire una alternativa all’attuale governo Musumeci, è necessario provare a mettere quante più forze progressiste e riformiste insieme ed esprimere con la Chinnici, che ha vinto legittimamente le presidenziali, un progetto politico che batta il centrodestra unito”.
Secondo Lei, quindi, è ipotizzabile uno scenario elettorale siciliano differente da quello nazionale?
“A me sembra di aver capito che in Sicilia, se riusciremo a trovare la quadra tra di noi, potremo fare una partita a parte. Questo significa che l’accordo nazionale non dovrà tener conto di quello regionale. Certo, se arrivassero le dimissioni del presidente Musumeci, a questo punto, con l’election day, tutto si allineerebbe e a quel punto diverrebbe complicato stare insieme in Sicilia e poi essere distanti a livello nazionale”.
Ieri, però, Zito (M5S) ha praticamente escluso la possibilità per i 5 Stelle di mantenere l’accordo regionale con il PD e ha parlato anche della possibilità di una alleanza alternativa tra il movimento e le forze progressiste di sinistra, attorno a un nuovo candidato.“Non lo so. Onestamente in Sicilia, il nostro segretario Barbagallo continua ad insistere sulla linea, che personalmente condivido, di provare a stare tutti insieme, perché altrimenti non riusciremo a costruire un’alternativa al centrodestra. Continueremo a insistere, fino a quando i 5 Stelle prenderanno una posizione decidendo se andare da soli o proseguire con la coalizione. Per quel che mi riguarda, visto che ci siamo impegnati alle presidenziali insieme a Fava e Floridia, l’idea è di confermare questo gruppo, perché secondo me è un gruppo vincente. Se riusciamo a tenerlo unito qui in Sicilia, il gruppo progressista e riformista può veramente proporsi come alternativa al governo Musumeci e questo non è poco. Altrimenti significa solo consegnarsi al centrodestra”.
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