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Palazzo Montalto, il gotico chiaramontano che resiste tra i vicoli di Ortigia

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Edificato nel 1397, è uno dei rari edifici medievali sopravvissuti alla trasformazione barocca di Siracusa

C’è un edificio nel cuore di Ortigia che non ha ceduto al barocco. Mentre nei secoli XVII e XVIII Siracusa si reinventava con facciate curve, stucchi e scenografie di pietra calcarea, Palazzo Mergulense-Montalto restava lì, nel quartiere Spirduta, con la sua sobrietà gotica e i suoi archi ogivali, testimone silenzioso di un’altra stagione dell’isola.

La data di fondazione è incisa sul portale stesso, in latino: “Macciotta Mirgulense eresse questi palazzi… 1397”. Committente dell’opera fu Macciotta Mergulense, rappresentante di quella nobiltà aragonese che nell’isola costruì secondo i canoni del gotico chiaramontano — lo stile che prende il nome dalla potente famiglia Chiaramonte e che nel Trecento e Quattrocento lasciò tracce importanti da Palermo ad Agrigento.

Nel XV secolo il palazzo cambiò mani per volontà regia: la regina Costanza d’Aragona lo donò a Filippo Montalto, barone del feudo Prato. Dopo il matrimonio di Filippo con Simona Mulotta, la proprietà passò al figlio Turgisio nel 1408, dando al palazzo il nome con cui è ancora oggi conosciuto.

Nei secoli successivi l’edificio mutò funzione più volte. Nel 1837, durante l’epidemia di colera che colpì la Sicilia, divenne lazzaretto. Nel 1854 ospitò le Figlie della Carità come ospizio. Oggi è di proprietà del Comune di Siracusa, sottoposto a restauri continui e trasformato in contenitore culturale.

La facciata racconta il suo stile con precisione. Le pietre scure finemente intagliate inquadrano un portale ogivale in marmo con un’edicola che reca la “M” stilizzata dei Mergulense. Sopra, tre finestre ad arco acuto — bifora e trifora — sono decorate con motivi geometrici, floreali e a zig-zag, motivo ricorrente nell’ornamentazione chiaramontana. Un marcapiano con cornice a dente di sega separa i diversi ordini della facciata. Gli interni conservano un atrio con cisterna, un porticato loggiato e una scala scoperta: elementi che rendono il palazzo un esempio raro della transizione medievale siciliana.

Nel panorama del gotico chiaramontano, Palazzo Montalto occupa una posizione specifica. Rispetto al più monumentale Palazzo Chiaramonte-Steri di Palermo — edificato tra il 1307 e il 1349, con merlature, affreschi interni e una scala del potere di tutt’altra scala — quello di Ortigia esprime un’intimità urbana diversa, più civile che signorile nel senso militare del termine. Rispetto al Castello Chiaramonte di Favara, di impronta rurale e difensiva, o al Palazzo Santo Stefano di Taormina, più decorativo e floreale, Montalto si distingue per la purezza e la leggibilità del gotico, non sovraccaricato da aggiunte successive.

È proprio questa integrità, preservata attraverso i restauri, a renderlo prezioso. In una città che il terremoto del 1693 e la successiva ricostruzione barocca hanno profondamente trasformato, Palazzo Montalto è uno dei pochi luoghi in cui Ortigia medievale è ancora visibile, riconoscibile, raccontabile.

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