Dalla predizione fatale al mare aperto, fino all’approdo in Sicilia: il racconto tra mito, storia e folclore che spiega l’origine del nome dell’isola
La storia narra di una bellissima principessa, figlia di un re nobile, di origini libanesi o orientali, destinata a diventare l’eroina di uno dei miti più suggestivi della Sicilia. Secondo la tradizione, la sua nascita fu accompagnata da un presagio oscuro: un oracolo prediceva che, al compimento dei 15 anni, sarebbe stata divorata dal Greco Levante, un mostro marino simbolo del potere bizantino e del malgoverno.
Per salvarla, i genitori la affidarono al mare, su una barca con provviste sufficienti per affrontare la deriva. Dopo tre anni senza cibo né acqua, la giovane approdò esausta sulle coste siciliane, terra allora fertile di fichi e ulivi.
Ad accoglierla fu un pastore o, secondo altre versioni, un re locale legato al fiume Crimiso. Qui la principessa trovò amore e ospitalità, e l’isola, fino ad allora conosciuta come Trinacria o Sicània, ricevette il suo nome: Sicilia.
La leggenda fu raccolta nel XIX secolo dai folcloristi Salomone Marino e Giuseppe Pitrè, che evidenziarono come il racconto riecheggi miti più antichi. In particolare, la storia ricorda il mito troiano di Egesta, abbandonata dal padre Ippota su una zattera per sfuggire a Nettuno e approdata in Sicilia, dove fondò Segesta insieme al dio Crimiso.
Questi parallelismi mostrano come la leggenda della principessa Sicilia sia non solo un racconto di sopravvivenza e amore, ma anche un simbolo della continuità culturale e mitologica dell’isola, tra influenze orientali e tradizioni locali.






