Una doccia fredda che qualcuno forse si aspettava già – viste le motivazioni che avevano già portato il giudice del Tribunale militare di Roma a prendere la stessa decisione – ma che oggi arriva inaspettata. Il giudice delle indagini preliminari Pietro Murano, nel corso dell’udienza per l’omicidio di Emanuele Scieri, che vede indagati per omicidio volontario i caporali Andrea Antico, Luigi Zabara e Alessandro Panella e per favoreggiamento i due ufficiali, il generale Celentano, all’epoca capo supremo della Folgore e Salvatore Romondia, ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile all’associazione Verità e Giustizia per Emanuele Scieri. La motivazione è semplice: l’associazione nasce dopo la morte di Emanuele e quindi, per il codice, non gode del diritto soggettivo che invece, ovviamente, è stato riconosciuto alla madre e al fratello di Emanuele.
Carlo Garozzo, presidente dell’associazione, non nasconde il rammarico per la decisone del giudice. “In questi 21 anni – ha dichiarato – abbiamo organizzato tante iniziative, convegni, incontri nelle scuole e ci siamo battuti per fare riemergere la verità e affinché i responsabili della morte di Emanuele venissero consegnati alla giustizia. Questo era scritto nel nostro statuto. Non ci scoraggiamo ma continuiamo ad andare avanti supportando la famiglia di Emanuele, la mamma Isabella e il fratello Francesco. La strada sembra tracciata e finalmente, dopo 21 anni di attese, si parla di Scieri nelle aule di tribunale e questo – conclude Garozzo – è già una grande vittoria.
Il procedimento però va avanti e oggi, Alessandra Furnari, l’avvocato della famiglia Scieri, ha ottenuto dal giudice l’accoglimento della richiesta di citazione in giudizio come responsabile civile per il Ministero della Difesa. La prossima udienza è stata aggiornata al 29 marzo, ma prima di quella data, esattamente il 23 febbraio, la Corte di Cassazione si esprimerà in merito al conflitto di attribuzione tra il tribunale civile di Pisa e quello militare di Roma, come sollevato dalla difesa degli imputati.
Emiliano Colomasi




