Scieri, La Cassazione indica il tribunale ordinario di Pisa, i commenti degli avvocati

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Alla fine, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha deciso che ad occuparsi del processo per l’omicidio di Emanuele Scieri, sarà la magistratura ordinaria. Dopo mesi di attese e di incertezze, è stato finalmente sciolto il conflitto di giurisdizione che era sorto tra la Procura militare di Roma e la Procura ordinaria di Pisa. Per il caso Scieri, all’epoca parà nella caserma Gamerra di Pisa, sono indagati per omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi, tre ex caporali della Folgore: Alessandro Panella, Luigi Zabara e Andrea Antico e  due ex ufficiali, accusati di favoreggiamento, Enrico Celentano, all’epoca dei fatti comandante dei paracadutisti, e Salvatore Romondia. La Cassazione, dichiarando la giurisdizione del giudice ordinario, ha disposto la trasmissione di tutti gli atti al Gip del tribunale di Pisa che ha fissato la prima udienza il 29 marzo.

Soddisfazione anche da parte dell’avvocato Alessandra Furnari, uno dei legali della famiglia Scieri: “ci aspettavamo che questo sarebbe stato il risultato anche perchè, tutte le parti presenti in udienza, si sono espresse in questo senso ad eccezione del Ministero della difesa, rappresentato dall’avvocatura generale, che si è rimesso alla Corte non esprimendo alcuna propensione né per l’una né per l’altra soluzione. Adesso, tutti gli elementi raccolti dalla Procura militare, confluiranno nel procedimento davanti al GUP di Pisa quindi potranno essere utilizzati a partire dal 29 marzo, data della prossima udienza.”.

Per l’avvocato Ivan Albo: “la Cassazione con la risoluzione del conflitto di giurisdizione in favore del Giudice di Pisa ha affermato un principio essenziale di questa accusa: la contestazione dell’omicidio è aggravata fino all’ergastolo perché i motivi dell’assalto e conseguente uccisione di Lele sono stati “abietti e futili” (art. 61 n.1 C.P.). Insomma quegli “atti di nonnismo” furono causa e movente di quella vile aggressione. È passaggio essenziale dell’accusa che abbiamo difeso con forza davanti alla Suprema Corte e non certo perché parteggiassimo per l’una o per l’altra Procura procedente (militare o ordinaria che fosse), che ringraziamo indistintamente per le energie investigative profuse. È passaggio essenziale nell’accertamento della Verità perché spiega, una volta per tutte, da cosa sia stato sopraffatto quella sera Emanuele: dalla prevaricazione violenta ed omertosa di una militarizzazione deviata che anche lo Stato intende perseguire ed abbattere in ogni sua forma. È prevaricazione oltre quell’abuso dell’autorità militare (dei tre caporali imputati, insomma) che intendeva contestare e perseguire penalmente la Procura Militare.  Quella ai danni di Lele fu, solo e drammaticamente, prevaricazione fine a se stessa, pervicace e reiterata, in una cadenza drammatica di eventi che narrano di una degenerazione umana ed emotiva che non poteva essere racchiusa negli angusti spazi di un presunto atteggiamento spavaldo di alcuni graduati ai danni di una recluta. Lele venne ucciso perché ai “nonni” si obbedisce comunque. Siamo un Paese civile che vuole e deve riappropriarsi della propria identità perseguendo Giustizia e Verità difronte a gesti vili come questo”.

 

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