Arrestato il pusher dei colletti bianchi a Palermo

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Tra i clienti anche Micciché

Sei misure cautelari per spaccio di droga scuotono gli ambienti della “Palermo bene” e  la “Politica”. Il gip Antonella Consiglio ha firmato un’ordinanza nei confronti di sei persone alle quali vengono contestati, a vario titolo, diversi episodi di vendita di sostanze stupefacenti. Tra questi c’è lo chef di Villa Zito Mario Di Ferro, tornato ai domiciliari dopo essere stato arrestato pochi mesi fa. E’ accusato di aver ceduto droga anche all’ex presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, che non risulta comunque indagato in quanto consumatore. Sin dalle prime battute si era capito che il suo arresto rientrasse in un’operazione più ampia sulla quale è stato mantenuto il massimo riserbo. Altri due arrestati sono Gioacchino e Salvatore Salamone, già condannati in passato per spaccio. Obbligo di firma per Gaetano Di Vara, Giuseppe Menga e Pietro Accetta. L’inchiesta è coordinata dal procuratore del capoluogo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido.

Sin dalle prime battute era emerso che l’arresto di Di Ferro fosse soltanto la punta dell’iceberg di un’inchiesta sulla quale investigatori e inquirenti hanno mantenuto il massimo riserbo. Lasciando intendere, comunque, che le indagini potessero riguardare un giro di spaccio di droga che coinvolgerebbe colletti bianchi e imprenditori del “salotto buono della città”, a riprova dell’alto tasso di consumo di cocaina e di altre droghe in città.

Sono le 22.23 del 18 novembre scorso. Gianfranco Miccichè, ex senatore di Forza Italia, chiama Mario Di Ferro, ristoratore palermitano arrestato oggi per aver ceduto cocaina, tra gli altri, proprio al politico, e gli dice che l’indomani sarebbe partito alla volta di Milano dove si sarebbe trattenuto per cinque giorni. Un gergo che, secondo gli inquirenti, indica le dosi che l’ex presidente dell’Ars avrebbe dovuto acquistare.

Secondo gli investigatori, si coglie il riferimento nascosto quando Ferro si informa sull’orario del volo di Miccichè

Alle 13.55 Gianfranco Miccichè viene immortalato dalle telecamere di sorveglianza mentre arriva al ristorante Villa Zito. Scende, lascia il suo autista in attesa, entra e va via alle 15.20. Una scena che si ripete più volte secondo lo stesso copione tra novembre e dicembre del 2022. Come il 26 novembre. L’ex senatore sente Di Ferro al telefono e gli annuncia che sta arrivando. “Tra una mezzoretta vengo lì”, dice. Alle 20.29 Di Ferro, in compagnia di Miccichè, chiama Salvatore Salamone e gli chiede di raggiungerlo “eh … avvicina”, gli fa. Alle 20.43 Salamone, in bici, entra a Villa Zito dall’ingresso principale per andarsene poco dopo. E ancora il 30 novembre il sistema di videosorveglianza davanti all’ingresso secondario del locale riprende oltre all’arrivo del politico, anche il successivo incontro tra Di Ferro e Salamone che, dopo averlo atteso, alle 14.32 gli consegna una bustina, la sostanza stupefacente secondo i pm, attraverso il cancello. Secondo l’accusa poi in una occasione, il 6 dicembre, Miccichè sarebbe andato a prendere la cocaina a casa di Di Ferro. Prima del suo arrivo il ristoratore ancora una volta avrebbe chiamato il fornitore dicendogli: “Verso le quattro devi avvicinare perché minchia siamo assai, qualche tredici siamo, hai capito? “.

“Escludo in maniera categorica che io mi muova in macchina con lampeggiante acceso. Considero molto più importante nella mia vita di essere stato onesto, non avere mai fatto male a nessuno, non avere mai rubato un centesimo. Poi ognuno di noi qualche errore nella vita lo ha fatto. L’importante è essere a posto con la propria coscienza, e io lo sono”. Così Gianfranco Miccichè sull’inchiesta per spaccio di droga nella ‘Palermo ben’, in cui non è indagato.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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