Gli accordi denunciati da Fratelli d’Italia tra la maggioranza e l’MPA, ormai palesi, starebbero per ottenere una certificazione pubblica con l’ingresso ufficiale in giunta del partito guidato dal deputato Peppe Carta
Una volta veniva definita “Politica dei due forni“, ossia quella capacità, tipica degli ex DC a dire il vero, di essere contemporaneamente maggioranza e opposizione in un qualunque contesto politico. O, in certi casi, anche essere sempre e comunque maggioranza, a prescindere dagli alleati di riferimento.
È quello che sta succedendo proprio a Siracusa, dove l’MPA, teoricamente sconfitto alle elezioni amministrative visto il supporto a Ferdinando Messina, si ritrova oggi comunque insieme alla maggioranza, a fare da “ammiccante stampella” al governo cittadino.
E così alla Regione si va con il centrodestra come sempre si è fatto, fedeli alleati di FdI e FI, ma a Siracusa, cittadina che non sarà Metropolitana come Catania, Messina o Palermo ma che in Sicilia ha comunque un suo peso politico, si sta con il centro-centro sinistra, anche se non si sa bene come collocare questa maggioranza utilizzando parole vetuste come “destra e sinistra”, ma in ogni caso sempre all’opposizione del centrodestra.
Questa operazione ha un solo artefice, ovvero il già menzionato onorevole e sindaco di Melilli Giuseppe Carta, un leader che oggi, con questo comportamento, non può certo provocare scandalo o essere tacciato di trasformismo, come vorrebbero i suoi avversari, semmai di una ben precisa, anche se a volte spregiudicata, strategia politica di “resilienza”. Ma a tutto questo Carta ci ha abituato nel recente passato, basti ricordare il record di 50 giorni di permanenza nel PD in occasione delle ultime regionali.
Carta non ha lavorato come un leader di centrodestra, ma più come un responsabile di una lista civica che, per definizione, di volta in volta opera le sue scelte senza alcun conto da rendere ai partiti, neppure all’MPA stesso che in teoria dovrebbe rappresentare.
Con questa premessa, nei fatti tutto diventa possibile, anche sostenere un candidato a sindaco poi sconfitto ma, sei mesi dopo, entrare ufficialmente nella giunta dell’avversario vincitore. Il nome in questione sarebbe quello del “quasi” consigliere Luigi Cavarra, fuori dall’assise cittadina per una manciata di voti e per questo pronto a diventare assessore. L’alternativa, sempre terminati i sei mesi di “blocco” degli assessori originali, potrebbe essere la nomina ad assessore di un attuale consigliere comunale dell’MPA con conseguenti dimissioni, per favorire così l’ingresso di Cavarra nell’assise cittadina.
Per l’ex consigliere di circoscrizione Akradina si tratterebbe di un indubbio riconoscimento per il lavoro svolto in campagna elettorale, un “premio” per l’apporto alla causa che non è certo stato da poco, ma siamo sicuri che ai cittadini queste manovre, lecite e anzi ordinarie in politica, oggi siano ancora gradite e tollerate? Non ci resta che attendere gli sviluppi della vicenda e le eventuali reazioni del popolo a cui, per fortuna, resta comunque la sovranità conferitagli dalla nostra Costituzione.











