Il 29 e 30 gennaio il quartiere ospiterà per la prima volta i cerei votivi. Completata la Porta dei Sogni con il Roseto, la Luna e tremila mattonelle dei bambini
Per la prima volta nella storia della festa di Sant’Agata, le Candelore attraverseranno Librino. Il 29 e 30 gennaio, undici cerei votivi percorreranno le strade del quartiere con il tradizionale movimento oscillatorio dell’annacata, portando la devozione agatina dove fino a ieri non era mai arrivata.
L’iniziativa della Fondazione Antonio Presti accompagna la presentazione del Roseto di Sant’Agata, l’ultima opera che completa la Porta dei Sogni, uno dei progetti più significativi del museo a cielo aperto MAGMA. Un percorso ventennale di rigenerazione urbana che ora si arricchisce di nuovi elementi simbolici: oltre al Roseto, sono state installate la Luna e le Stelle di Filippo Messina, e completate le tremila mattonelle in terracotta realizzate dai bambini delle scuole del quartiere insieme alle loro famiglie.
Le mattonelle dei sogni
Ogni mattonella racconta una storia: parole di speranza, messaggi d’amore, richieste di futuro. I bambini di Librino le hanno modellate e decorate con mamme e papà, trasformando la ceramica in un archivio collettivo di desideri. Insieme formano una soglia che non separa ma unisce, cancellando simbolicamente la distanza tra centro e periferia.
La Luna veglia silenziosa sul quartiere, presenza discreta che richiama la protezione materna. Le Stelle evocano invece uno dei detti più antichi della devozione catanese: “Hai pi ‘occhi dui stiddi”, lo sguardo che protegge e non abbandona mai. Da qui nasce il Roseto di Sant’Agata, ispirato all’espressione “Hai a bucca comu ‘na rosa”, la bocca della Santa paragonata a un fiore, simbolo di una parola che non ferisce e non tace davanti all’ingiustizia.
Educare alla cura attraverso la bellezza
“Bisogna educare i bambini a piantare rose per non sporcare il luogo in cui si vive, dando alla cura il respiro dell’opera che ci invita a proteggere e custodire la fragilità”, ha dichiarato Antonio Presti. “Un fiore cresce solo se qualcuno se ne prende cura, così come una comunità se impara a proteggere ciò che è delicato. Sant’Agata, nella sua forza gentile, con la sua sacralità, ci ricorda che dal gesto semplice di piantare una rosa nasce un’educazione al rispetto, alla bellezza e alla responsabilità. Ed è da lì, dalla fragilità custodita, che può fiorire il futuro di Librino, che mi piacerebbe immaginare come un grande Roseto devozionale dedicato alla Santa fanciulla, che inonderà di profumo d’amore tutto il quartiere”.
La sfilata delle Candelore rappresenta un riconoscimento concreto: Librino non è più periferia esclusa, ma parte viva della comunità cittadina. La tradizione più identitaria della festa patronale approda dove la devozione si intreccia con la responsabilità civile, dove la bellezza diventa un diritto e un dovere condiviso.
La sinergia istituzionale
La realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra la Regione Siciliana e il Comune di Catania, guidato dal sindaco Enrico Trantino. Hanno contribuito l’Assessorato alle Politiche per l’Ambiente ed Ecologia di Massimo Pesce, l’Assessorato al Verde Pubblico di Giovanni Petralia e l’Assessorato alla Pubblica Istruzione di Andrea Guzzardi. Determinante il ruolo di Lara Riguccio, Direttore della Direzione Politiche per l’Ambiente ed Ecologia, che ha reso possibile l’utilizzo gratuito del suolo pubblico e la realizzazione degli impianti di illuminazione e fornitura idrica.
A tutela della qualità artistica e ambientale dell’intervento è stato istituito un Comitato Tecnico-Scientifico del Paesaggio, affidato alle architette Tindara Crisafulli e Alessandra Romeo, con il compito di custodire l’equilibrio tra valore simbolico, cura del territorio e sostenibilità.
La Porta dei Sogni, inaugurata nel 2025 con le opere “Cavalli nel vento” di Filippo Messina, “Luna Sola” di Giancarlo Neri e “Leporinus” di Antonella De Nisco, diventa così il cuore pulsante di una trasformazione che riguarda l’anima prima ancora degli spazi urbani. Le opere dialogano tra loro come segni concreti di possibilità, raccontando ai giovani di Librino che il futuro non è qualcosa da attendere altrove, ma da costruire qui, insieme.








