Costruito nel VI secolo a.C. a Ortigia, il santuario arcaico dedicato ad Apollo attraversa tremila anni di storia: da tempio greco a chiesa, moschea e caserma
È il più antico tempio dorico conosciuto in Sicilia e uno dei simboli fondativi di Siracusa. Il Tempio di Apollo, costruito tra il 565 e il 550 a.C. sull’isola di Ortigia, in Largo XXV Luglio, rappresenta una pietra miliare dell’architettura greca in Occidente e testimonia l’arrivo dei coloni corinzi guidati da Archia nel 734 a.C.
Dedicato ad Apollo Artemide/Febo, il tempio reca una delle più antiche iscrizioni architettoniche della Magna Grecia, incisa sullo stilobate: “Apollo Ionio…”, attribuita all’architetto Kleomenes, segno di un passaggio epocale dalla tradizione lignea alla monumentalità in pietra.
Un capolavoro dell’architettura arcaica
Il santuario presenta una pianta periptera 6×17 colonne, una scelta ardita per l’epoca, che lo rende più allungato rispetto ai templi successivi. Le colonne doriche, alte circa 4,5 metri, mostrano un echino schiacciato, tipico dello stile arcaico siceliota, e sono prive di base, poggiando direttamente sullo stilobate.
All’interno, la cella tripartita con colonne interne, il pronao in antis e l’adyton rivelano una complessità spaziale rara per il VI secolo a.C. Le colonne non erano monolitiche, ma composte da rocchi sovrapposti, assemblati con perni metallici e piombo fuso: una soluzione ingegneristica avanzata, pensata anche per assorbire le sollecitazioni sismiche.
Dalla Grecia al Medioevo: una lunga stratificazione
Il Tempio di Apollo è uno degli esempi più evidenti di continuità d’uso nel Mediterraneo. Nei secoli ha cambiato funzione senza mai perdere centralità urbana:
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Età bizantina: trasformazione in chiesa cristiana
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Periodo arabo: adattamento a moschea, con probabile minareto
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Età normanna: basilica con affreschi
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Epoca spagnola (XVI secolo): caserma militare voluta da Carlo V
Solo nell’Ottocento, durante i lavori di urbanizzazione, il tempio venne riscoperto nel 1862 e progressivamente liberato dalle sovrastrutture.
Tecnica costruttiva e innovazione
La costruzione delle colonne seguiva un processo rigoroso: estrazione in cava, sagomatura dei rocchi, trasporto con argani e assemblaggio tramite perni in bronzo o ferro. L’entasi, il leggero rigonfiamento del fusto, correggeva le illusioni ottiche e conferiva solidità visiva alla struttura.
Un esempio emblematico è la colonna frontale superstite, ricomposta nell’Ottocento con nove rocchi originali: diametro alla base 1,1 metri, altezza complessiva circa 8 metri, pari a sette diametri, secondo i canoni arcaici.
Patrimonio UNESCO e identità mediterranea
Dal 2005, il Tempio di Apollo rientra nel sito UNESCO “Siracusa e le Necropoli Rupestri di Pantalica”. È considerato un modello primigenio dell’ordine dorico, caratterizzato da robustezza, semplicità geometrica e forte valore simbolico.
I triglifi del fregio richiamano le travi lignee dei templi più antichi, mentre le metope celebravano divinità e vittorie, trasformando l’architettura in racconto sacro. Da Siracusa, questa grammatica costruttiva si diffonderà a Selinunte, Agrigento e, successivamente, influenzerà l’architettura romana.
Il Tempio di Apollo non è solo un monumento: è la radice materiale della Siracusa greca, il punto in cui storia, religione e ingegneria si fondono dando origine a una delle più grandi città del Mediterraneo antico.






