“Cultura e turismo non possono essere ridotti a una pratica amministrativa da chiudere in fretta”
Il consigliere comunale Paolo Cavallaro interviene sul tema della programmazione culturale a Siracusa, soffermandosi sulle tempistiche e sulle modalità con cui il Comune ha pubblicato un avviso relativo agli eventi.
Secondo quanto evidenziato, l’avviso con scadenza al 30 aprile arriva a ridosso della stagione estiva, comprimendo in poche settimane le fasi di selezione, affidamento e organizzazione. Una situazione che viene definita come una rincorsa più che una pianificazione strutturata.
Nel comunicato si fa riferimento al DUP 2026-2028, strumento di programmazione approvato dal Consiglio comunale. Proprio da questo elemento nasce la riflessione sul coinvolgimento della politica nella fase attuativa.
Cavallaro sottolinea che chi ha votato la programmazione dovrebbe essere coinvolto, almeno in una fase di confronto, nelle scelte che riguardano cultura e turismo.
Viene chiarito che non si tratta di interferire con gare, bandi o competenze degli uffici, che restano in capo alla struttura amministrativa. Tuttavia, per le scelte legate all’identità culturale e turistica della città, viene ritenuto legittimo un momento di condivisione politica.
Il riferimento è alla possibilità di un confronto attraverso la Commissione consiliare competente, con l’obiettivo di qualificare l’azione amministrativa senza rallentarla.
Nel testo si evidenzia come le decisioni sugli eventi non siano considerate neutre, ma incidano sull’immagine della città. Da qui l’appello al Sindaco di Siracusa, nella sua veste di Assessore alla Cultura, affinché si apra a un coinvolgimento della politica.
Il consigliere comunica inoltre di aver trasmesso al presidente della Seconda Commissione Cultura, Gianni Boscarino, un ordine del giorno per l’audizione del dirigente del settore, con l’obiettivo di avviare un confronto sulla condivisione delle scelte.
In conclusione, Cavallaro richiama la necessità di metodo, visione e rispetto dei ruoli istituzionali, ribadendo che la programmazione non può limitarsi a dichiarazioni formali ma deve tradursi in un processo concreto e condiviso.











