Il ragazzo di origine egiziana, residente a Pachino da quattro anni, ha avuto un violento impatto con il monopattino lungo la provinciale tra Bove Marino e Marzamemi il 22 aprile
Ahmed sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale “Garibaldi” di Catania. Un impatto – poco chiaro – col monopattino e una botta in testa, poi la corsa in ospedale ad Avola, ed una dimissione, dopo poche ore, ancora meno chiara. E’ stato sottoposto ad urgente intervento chirurgico, e si attende la stabilizzazione per effettuarne un ulteriore. Tutto questo poche ore dopo essere stato dimesso “perché non aveva niente” raccontano i fratelli e gli amici, che hanno affidato ad un avvocato la vicenda. Ed ora il legale Sergio Campisi ci vuole vedere chiaro, in attesa che arrivino notizie confortanti dal nosocomio catanese presenterà una denuncia per capire com’è veramente andata questa vicenda.
Ma partiamo dall’inizio, da mercoledì 22 aprile, dal momento dell’impatto. Ahmed ha 21 anni, è di origine egiziana e si trova in Italia, a Pachino, da oltre 4 anni. Lavora come cameriere nei locali a Marzamemi, lo descrivono come un ragazzo sereno e lavoratore. Era stato convocato nella zona balneare di San Lorenzo per un colloquio di lavoro, voleva trascorrere la stagione in un lido. L’unico suo mezzo di trasporto è il monopattino elettrico, con cui si è recato al colloquio di lavoro subito dopo pranzo. Un incontro mai avvenuto, per un impegno improvviso del datore di lavoro. Ahmed è tornato indietro, stava rientrando verso il centro città di Pachino, quando, poco prima delle 16, è rimasto vittima di un incidente. Viaggiava a bordo del suo monopattino lungo la provinciale che collega Bove Marino e Marzamemi quando, all’altezza della linea ferrata, per circostanze ancora poco chiare, il giovane si è schiantato col monopattino contro il muro di una villetta. L’impatto è stato violentissimo, è finito con la testa contro la carreggiata e non indossava il casco di protezione. Il ragazzo è trasportato con l’ambulanza all’ospedale “Di Maria” di Avola e subito dopo sul posto hanno effettuato un sopralluogo i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Noto, per tentare di ricostruire la dinamica dell’incidente.
«E’ stato soccorso tempestivamente – ha confermato uno dei suoi amici – e noi siamo rimasti al suo fianco, seguendo l’ambulanza fino in ospedale. Dopo 5 ore di attesa, uno dei medici ci ha comunicato che dalla tac emergevano delle macchie di sangue al cervello». Il ventunenne è stato trattenuto tutta la notte e dimesso l’indomani. «Siamo tornati in ospedale a trovarlo – hanno proseguito gli amici – ed è stato dimesso sotto la prescrizione di una cura medica». Ahmed ha avuto il tempo di tornare a casa con i suoi amici, che lo hanno messo a letto, e dopo pochi minuti «abbiamo assistito ad urla strazianti – hanno affermato gli amici – stava molto male, soffriva dal dolore e abbiamo chiamato l’ambulanza».
A poche ore dalle dimissioni Ahmed è tornato all’ospedale “Di Maria” “ed una nuova tac – sottolineano i suoi amici – ha confermato che il sangue al cervello c’era ancora”. Per il giovane nordafricano è stato disposto il trasporto urgente con elisoccorso al nosocomio catanese, in cui è stato sottoposto ad intervento chirurgico e si trova ricoverato in gravi condizioni in attesa di un secondo intervento. I fratelli e gli amici di Ahmed sono molto preoccupati, e si sono posti tanti interrogativi su quanto accaduto, dalla dinamica dell’incidente alle modalità in cui è stato soccorso. «Vogliamo risalire all’esatta dinamica dell’impatto – ha dichiarato l’avvocato Sergio Campisi – per capire se ci sono altri mezzi coinvolti e, soprattutto, se esistono responsabilità durante il soccorso medico e la degenza nella struttura sanitaria».
In attesa che arrivino buone notizie da Catania, i 3 fratelli di Ahmed ed i suoi amici non hanno voluto rimanere in silenzio su quanto accaduto.











