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Siracusa, Piano paesaggistico, il nuovo decreto regionale e gli effetti sulla provincia

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La Regione modifica le norme di attuazione dei piani paesaggistici regionali aprendo la strada a impianti fotovoltaici nelle cave dismesse

La Regione ha modificato le norme di attuazione dei piani paesaggistici vigenti tramite un provvedimento di manutenzione normativa che ha acceso un confronto tra istituzioni e mondo ambientalista sull’equilibrio tra tutela del territorio e nuove possibilità di intervento. Tra le province coinvolte, quella di Siracusa rappresenta uno dei territori dove gli effetti del decreto si intrecciano con un quadro normativo già consolidato ma segnato da anni di contenziosi.

Le nuove norme regionali toccano in particolare tre ambiti: la produzione di energia da fonti rinnovabili nelle cave dismesse, la gestione delle aree costiere di maggiore pregio, e l’adeguamento dei piani regolatori comunali allo strumento paesaggistico sovraordinato.

Il territorio siracusano, ricco di siti estrattivi e cave di pietra calcarea soprattutto nei comuni montani e dell’entroterra come Palazzolo, Noto e Buscemi, è interessato dalla semplificazione prevista per l’installazione di impianti fotovoltaici nelle aree estrattive non più utilizzate. La norma favorisce la transizione energetica ma impone al tempo stesso l’obbligo di riqualificazione ambientale del sito, condizione che la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Siracusa dovrà verificare caso per caso. La provincia è già oggetto di investimenti significativi nel comparto, con progetti di fotovoltaico e agrivoltaico su larga scala che hanno interessato i comuni di Carlentini, Francofonte e Solarino.

Un secondo fronte riguarda la gestione delle aree costiere, tema su cui Siracusa è stata al centro di una lunga vicenda giudiziaria legata al progetto di un resort nell’area della penisola della Maddalena, conosciuta come Pillirina, promosso dalla società Elemata. Il Piano Paesaggistico del 2018 impone su quell’area un vincolo di livello 3, corrispondente alla massima tutela, e la giurisprudenza del Cga ha più volte confermato la prevalenza del piano paesaggistico sulle varianti urbanistiche locali. La possibilità, introdotta dal nuovo decreto, di presentare interventi privati per singoli comparti direttamente alle Soprintendenze ha riacceso l’attenzione delle associazioni ambientaliste del territorio, tra cui Natura Sicula e Italia Nostra, preoccupate che questa apertura possa tradursi in un aggiramento dei vincoli più rigidi in nome della rigenerazione urbana.

Un terzo aspetto riguarda l’edilizia rurale e la pressione insediativa che da anni interessa il Val di Noto, dove terreni agricoli vengono spesso riconvertiti a uso turistico-stagionale. La possibilità per i privati di proporre interventi su singoli comparti punta a sbloccare progetti di recupero di vecchi manufatti rurali e di riconversione di aziende agricole e agrituristiche, mentre l’allineamento tra Soprintendenza e sportelli unici per l’edilizia comunali dovrebbe ridurre i tempi di attesa per le autorizzazioni paesaggistiche legate a interventi minori o alla rimozione di manufatti incongrui, come vecchi capannoni industriali dismessi.

Resta aperto il nodo della vigilanza ambientale, con le associazioni del territorio che seguono con attenzione l’applicazione delle nuove regole da parte della Soprintendenza, nel timore che la semplificazione burocratica introdotta per i comparti privati possa indebolire l’efficacia dei vincoli di massima tutela sulle aree costiere ancora integre e sulle vallate archeologiche siracusane.

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