Secondo Ortigia Cittadinanza Resistente, dal 2021 una quota crescente delle risorse sarebbe stata destinata a interventi pubblici anziché al recupero degli immobili privati
Quasi 4,8 milioni di euro destinati a opere pubbliche e interventi diversi dai contributi per il recupero degli immobili privati. È questo il dato che il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente porta all’attenzione del dibattito pubblico dopo avere esaminato la documentazione relativa all’utilizzo delle risorse della Legge speciale per Ortigia.
Nel mirino del comitato c’è soprattutto la linea seguita, a partire dal 2021, dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Francesco Italia. Secondo la ricostruzione del gruppo civico, la progressiva destinazione dei fondi a interventi pubblici avrebbe finito per comprimere la principale finalità storicamente associata alla normativa speciale: sostenere il recupero del patrimonio edilizio privato del centro storico.
Una contestazione che investe non soltanto la quantità delle risorse destinate ai diversi capitoli di spesa, ma anche i criteri amministrativi e giuridici attraverso i quali il Comune stabilisce ogni anno la ripartizione dei fondi.
Il quadro normativo presenta una duplice possibilità di intervento. Il comitato richiama in particolare l’articolo 17 della legge regionale 18 maggio 1996, n. 34, che modifica l’articolo 13 della legge regionale 7 maggio 1976, n. 70.
La disposizione prevede, accanto ai contributi per il recupero degli immobili privati, che con le risorse della legge possano essere finanziati anche progettazioni, studi, opere di urbanizzazione primaria e interventi di arredo urbano finalizzati al recupero del centro storico.
È proprio sul rapporto tra queste due destinazioni che si concentra la questione sollevata da Ortigia Cittadinanza Resistente.
Il comitato ritiene infatti che la norma non debba essere interpretata in senso meramente letterale ed estensivo, fino a riconoscere al Comune una facoltà completamente alternativa e discrezionale rispetto al sistema dei contributi destinati ai proprietari degli immobili.
La tesi sostenuta è che la possibilità di finanziare opere pubbliche non possa tradursi, nella sostanza, in una progressiva sostituzione della finalità originaria legata al recupero dell’edilizia privata.
La ripartizione dei fondi dal 2020 al 2026
A sostegno della propria posizione, il comitato analizza l’andamento delle risorse negli ultimi anni.
Secondo i dati contenuti nella documentazione esaminata, nel 2020 l’intera annualità sarebbe stata destinata ai privati. Nel 2021 la quota sarebbe scesa al 40 per cento, per risalire al 50 per cento nel 2022.
La percentuale destinata ai contributi privati sarebbe quindi ulteriormente diminuita nel 2023, attestandosi al 28,6 per cento, fino ad arrivare al dato più significativo: nel 2025 l’intero milione di euro disponibile sarebbe stato destinato a interventi pubblici, senza alcuna quota riservata ai contributi per i privati.
Nel 2026, secondo la ricostruzione del comitato, il Comune avrebbe nuovamente destinato il 50 per cento del milione assegnato ai proprietari privati, riservando la restante metà alle opere pubbliche.
Nel complesso, la somma destinata negli ultimi cinque anni a opere pubbliche generiche o comunque a finalità diverse dai contributi ai privati viene stimata dal comitato in circa 4,75 milioni di euro.
La questione assume particolare rilevanza per i proprietari che da anni attendono di accedere ai contributi.
Secondo una stima elaborata dal comitato, le risorse assorbite nel periodo considerato per finanziare opere pubbliche corrisponderebbero alla capacità finanziaria necessaria a soddisfare almeno un centinaio di domande.
È questo, secondo Ortigia Cittadinanza Resistente, uno degli aspetti più delicati della vicenda: la destinazione delle risorse inciderebbe direttamente sui tempi di scorrimento della lista delle istanze pendenti, con conseguenze per cittadini che attendono da anni, in alcuni casi da decenni, il contributo necessario per intervenire sui propri immobili.
Il comitato pone quindi una serie di interrogativi all’amministrazione comunale: quali criteri vengono utilizzati ogni anno per stabilire la quota da destinare ai privati e quella destinata alle opere pubbliche? I criteri sono stati preventivamente individuati, adeguatamente motivati e resi pubblici? È stato valutato l’impatto delle decisioni sulle domande ancora inevase?
Il Comitato: “Servono risposte precise”
La vicenda non viene posta dal comitato soltanto sul terreno politico. Ortigia Cittadinanza Resistente annuncia infatti di voler proseguire l’analisi sul piano documentale, amministrativo e giuridico, con l’obiettivo di verificare la correttezza dell’interpretazione normativa adottata dal Comune e delle modalità attraverso le quali le risorse sono state distribuite.
Al centro dell’iniziativa ci sono le aspettative dei cittadini che hanno presentato le proprie istanze confidando nel progressivo esaurimento della lista d’attesa attraverso le risorse assegnate annualmente dalla Regione.
Il punto, dunque, non riguarda soltanto la destinazione di milioni di euro, ma il delicato equilibrio tra recupero del centro storico, investimenti pubblici e sostegno ai proprietari privati.
Per il comitato, la possibilità prevista dalla normativa di finanziare opere pubbliche deve essere valutata alla luce della finalità complessiva della Legge speciale e non può, secondo questa impostazione, finire per comprimere in modo strutturale il sistema dei contributi ai privati.












